Fabrizio Ravanelli, indimenticato attaccante bianconero, ha ripercorso le tappe fondamentali della sua esperienza alla Juventus in un’intervista concessa a La Gazzetta dello Sport. Dai ricordi indelebili della Champions League vinta nel 1996 al grande rammarico per il suo addio, “Penna Bianca” ha offerto uno spaccato emozionante di una delle squadre più iconiche della storia juventina, con un pensiero anche per il presente.
La notte che consacrò la Juve
Il cuore del racconto di Ravanelli è la finale di Champions League del 1996 contro l’Ajax, una partita che ha segnato un’epoca. “L’Ajax era la squadra più forte del momento, noi, quella notte, diventammo la Juve più forte di tutti i tempi”, ha dichiarato l’ex attaccante, sottolineando la forza mentale di quel gruppo. “Avremmo battuto anche l’Impero Romano tanto grande era la nostra personalità, il nostro carattere, la generosità di un gruppo che dava tutto per il compagno”. Un ricordo ancora vivissimo, legato anche a figure come Gianluca Vialli, che con una battuta sdrammatizzò la tensione pre-partita: “Nello spogliatoio mi disse che se non avessimo vinto si sarebbe dato alla latitanza perché non avrebbe retto ad un nuovo ko“. La dedizione di quella squadra era totale: “Saremmo morti in campo per la maglia, morivamo durante gli allenamenti dove vedevo compagni vomitare dalla fatica”.
Il rammarico per l’addio
Non solo trionfi, ma anche un grande rimpianto emerge dalle parole di Ravanelli: la decisione di lasciare la Juventus per trasferirsi in Inghilterra, al Middlesbrough. “Una premessa: non sarei mai dovuto andare via, non me lo perdono ancora“, ha confessato con amarezza. Nonostante l’esperienza in Premier League sia stata “preziosa a livello sportivo”, con 34 gol segnati, l’impatto con una cultura calcistica diversa fu traumatico. Ravanelli ha ricordato un episodio emblematico: “Lo capii già dalla prima serata fuori con i compagni: scazzottata al pub tra di loro dopo l’amichevole con l’Inter, pugni e calci mai visti, io, da solo, a guardare incredulo. La mattina, all’allenamento, come se niente fosse accaduto”.
Spalletti come Lippi
Infine, uno sguardo al presente della panchina bianconera. Ravanelli ha tracciato un parallelo tra l’attuale tecnico Luciano Spalletti e due leggende come Marcello Lippi e Giovanni Trapattoni, figure che hanno plasmato la storia della Juventus. Secondo l’ex attaccante, anche un’icona come Giampiero Boniperti avrebbe apprezzato l’allenatore toscano. “Spalletti è simile a Lippi, ma ha anche del Trapattoni“, ha concluso, suggerendo una continuità di spirito e mentalità vincente tra il passato glorioso e le ambizioni attuali del club.




