Legrottaglie e il futuro della Juventus: tra il potenziale di Vlahovic e il ritorno delle bandiere
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Legrottaglie, dalla presunzione al Bidone d’Oro: “Vi racconto tutto”

L’ex difensore bianconero si racconta: l’arrivo presuntuoso, le difficoltà, il Bidone d’Oro e la rinascita interiore che ha cambiato la sua carriera alla Juventus.

“Sono arrivato alla Juve in maniera un po’ presuntuosa”. Nicola Legrottaglie non usa mezzi termini per descrivere il suo primo impatto con il mondo bianconero. In una lunga intervista concessa a Radio TV Serie A, l’ex difensore ha ripercorso le tappe di un’avventura complessa, segnata da cadute e rinascite. Un percorso che lo ha forgiato come uomo e come calciatore.

L’impatto con il mondo Juve

L’approdo a Torino non fu semplice. “Mi sentivo già di essere arrivato una volta completato il trasferimento alla Juve”, ha ammesso Legrottaglie. Le luci della ribalta e le attenzioni mediatiche dopo le stagioni al Chievo lo avevano caricato di un orgoglio che si rivelò una trappola. A complicare il tutto ci pensarono i problemi fisici. Una pubalgia lo tormentava da anni, impedendogli di allenarsi al massimo in un club dove i ritmi erano triplicati. “Il mio fisico non era abituato a questi ritmi e infatti non ha retto”. La pressione fece il resto. Un errore assumeva un peso diverso. “Se sbagliavo una palla al Chievo lo vedevano in centomila, alla Juve probabilmente cento milioni nel mondo”. Quella differenza mediatica lo costrinse a fare i conti con i propri limiti e a iniziare una “trasformazione nel mio carattere” basata sull’umiltà.

La caduta, la fede e la rinascita

Il primo anno fu un fallimento. Arrivò persino il Bidone d’Oro, il premio per la delusione della stagione. “La cosa bella è che prima di me c’erano stati Rivaldo e Vieri quindi l’ho presa un po’ sul ridere”, ha commentato con ironia. Dopo le esperienze con Lippi e Capello, i prestiti a Bologna e Siena segnarono il punto più basso della sua carriera. Proprio a Siena, però, avvenne la svolta. “Ho dovuto sbattere la testa contro il muro per capire che c’era qualcosa che non mi rendeva soddisfatto”. Legrottaglie ha raccontato di aver intrapreso un percorso interiore che lo ha portato a scoprire la fede, trovando un nuovo modo di vedere la vita. Il suo ritorno alla Juventus coincise con lo scandalo Calciopoli e la retrocessione in Serie B. Un nuovo inizio. “Torno in bianconero per via di Calciopoli, la squadra era stata smantellata, ho giocato in Serie B e ho dato il via ad una nuova vita e una nuova carriera”.

Il rapporto con Lippi e la Nazionale

Nel suo racconto c’è spazio anche per la Nazionale e per il rapporto con Marcello Lippi. Legrottaglie ha definito “ingiusta” la sua mancata convocazione per il Mondiale in Sudafrica del 2010. “Penso che meritassi di esserci, soprattutto dopo che ho fatto parte del giro della Nazionale per due anni”. La scelta di Lippi di preferirgli Bonucci, all’epoca mai convocato, lasciò l’amaro in bocca al difensore. “Ho grande rispetto per Lippi, è una persona fantastica, ma lì non ha fatto la scelta giusta lasciandomi a casa”. Una decisione che, secondo Legrottaglie, si ritorse contro il commissario tecnico. “Credo però che nella vita si raccoglie ciò che si semina: se prendi scelte sbagliate poi rischi di pagarle”.