Zibì Boniek apre il libro dei ricordi bianconeri. Ospite a Radio Deejay per la presentazione del documentario “Juventus, Primo Amore”, l’ex attaccante polacco ha condiviso aneddoti legati al suo periodo a Torino, svelando i retroscena di un soprannome entrato nella storia.
Quel soprannome nato da un incontro con Kissinger
Il soprannome “Bello di notte” ha una genesi precisa. Non fu un’invenzione diretta di Gianni Agnelli, ma nacque da un altro incontro. “Siamo andati da Kissinger”, ha raccontato Boniek, rievocando il momento in cui l’Avvocato li presentò al celebre politico statunitense. Fu Kissinger a coniare la definizione. “Lui è bello di giorno, tu bello di notte”, disse, creando una distinzione che si rivelò profetica. “Bello di giorno non ha funzionato, bello di notte sì”, ha commentato Zibì, alludendo alla sua capacità di esaltarsi nelle partite serali, specialmente nelle coppe europee. L’ex giocatore ha anche ricordato il rapporto diretto con l’Avvocato, fatto di telefonate mattutine. Agnelli si informava su questioni calcistiche, per poi dimostrare il giorno seguente, con interviste sui giornali, di avere già il quadro completo della situazione.
Il Var, un “male necessario” da gestire
Boniek ha poi spostato l’attenzione sul presente, analizzando l’impatto della tecnologia nel calcio. La sua visione del Var è pragmatica. Lo definisce un “male necessario”, uno strumento inevitabile nell’era moderna. “Un arbitro con due occhi non può sconfiggere una tecnologia con 26 camere”, ha affermato. Secondo il polacco, il sistema ha portato benefici oggettivi, eliminando i gol irregolari e rendendo matematico il fuorigioco. Il rischio però esiste. Il Var non deve trasformarsi in un “poliziotto che va a cercare il colpevole”. La conclusione è netta e guarda al futuro: “Dobbiamo abituarci: il Var c’è, ci sarà e sarà sempre più invasivo”.




