Un pentimento netto, senza giri di parole. Lamberto Zauli, ex allenatore della Juventus Next Gen, si guarda indietro e non nasconde il rammarico per aver lasciato il club bianconero. La sua ambizione lo portò ad accettare la panchina del Sudtirol in Serie B, una scelta che oggi definisce un errore. “Con il senno di poi, ho sbagliato. Anzi, sono stato un pazzo: non si lascia la Juve”, ha confessato in un’intervista a La Gazzetta dello Sport.
I talenti cresciuti in bianconero
Il legame di Zauli con il mondo Juve era profondo, consolidato dalla crescita di numerosi giovani talenti. Sotto la sua guida sono passati giocatori come Fagioli, Miretti, Soulé, Iling-Junior, Nicolussi Caviglia, Dragusin, De Winter e Barbieri. Un lavoro di formazione che l’allenatore ricorda con orgoglio, descrivendo le qualità uniche di alcuni di loro. “Miretti vede il gioco dieci minuti prima degli altri, Fagioli ha il dominio assoluto del pallone”. Parole che certificano la qualità del lavoro svolto nel settore giovanile. Su Soulé, poi, aggiunge un aneddoto significativo: “Tanti avversari di Lega Pro a fine partita mi dicevano: ‘Mister, questo è di un altro livello’”.
Una scelta dettata dall’ambizione
La decisione di salutare Torino maturò di fronte alla chiamata del Sudtirol. Un’opportunità per misurarsi con il campionato di Serie B. “Ho lasciato la Juve perché mi ha chiamato il Sudtirol e ho accettato la proposta per ambizione”, spiega Zauli. Una scelta presa nonostante il parere contrario della dirigenza bianconera. “Manna e Cherubini, i miei dirigenti alla Juve, persone fondamentali nel mio percorso, mi chiedessero di rimanere”. L’avventura in Alto Adige, però, si concluse rapidamente a causa di incomprensioni. Un’esperienza che ha lasciato un segno, portando a una riflessione amara su quel bivio professionale: “Sognavo la scalata, ma al Sudtirol è tutto finito prima di cominciare”.




