Sei o sette caffè per prepararsi al derby d’Italia. Era questo il rito di Stefano Tacconi prima di affrontare l’Inter, un modo per arrivare “carico come una molla” e parare di tutto. L’ex portiere bianconero ha ricordato le sue sfide contro i nerazzurri, quando in campo c’erano campioni come Michel Platini e Zbigniew Boniek, e ha analizzato la partita che attende la squadra di Luciano Spalletti.
Spalletti ha messo ordine, a San Siro senza paura
Tacconi promuove la Juventus di Spalletti. L’ex portiere, in una intervista a Gazzetta, riconosce i meriti del tecnico: “Ha fatto la cosa più importante: mettere ogni giocatore al posto giusto”. I miglioramenti si vedono. Per questo, secondo lui, a San Siro la squadra deve scendere in campo senza timore alcuno, perché “nel derby può succedere di tutto”. Un pensiero va anche alla sua rivalità con Walter Zenga, storico numero uno nerazzurro: “Ci rispettavamo molto. Walter era forte, ma nel 1990 ero io il migliore. Lui aveva più successo con le ragazze, io ho vinto ogni tipo di Coppa con la Juventus”.
L’investitura per Yildiz e la benedizione a Di Gregorio
“San Yildiz, tocca a te”. L’investitura più forte arriva per il talento turco Kenan Yıldız. “Mi aspetto tanto da lui. Forse un posto lo avrebbe trovato anche ai miei tempi”, ha dichiarato Tacconi, mostrando grande fiducia nelle sue qualità. Le sue parole assumono un peso specifico anche per un altro protagonista bianconero, il portiere Michele Di Gregorio. Interpellato sul valore dell’estremo difensore, Tacconi aveva espresso un giudizio netto: “Lo cambio solo se posso prendere Donnarumma, non per Vicario”. Una vera e propria benedizione per l’attuale portiere della Juventus.
I pericoli: Lautaro e Dimarco
L’analisi di Tacconi si sposta poi sui pericoli che la Juventus dovrà affrontare. Due i nomi cerchiati in rosso: Lautaro Martínez, definito “capitano e bomber spietato”, e Federico Dimarco. È proprio sull’esterno che si concentra l’attenzione tattica dell’ex portiere bianconero. La sua valutazione è chiara e diretta. “Dimarco mi ricorda Cabrini. Fermarlo sarà una delle chiavi tattiche: se blocchi lui, limiti tutta l’Inter”.




