Un riscatto quasi certo, un futuro tutto da scrivere. La Juventus si trova di fronte al paradosso Loïs Openda, con un esborso di oltre 40 milioni di euro all’orizzonte per un attaccante che, finora, non ha convinto. L’obbligo di acquisto legato al piazzamento entro le prime dieci posizioni in campionato appare una pura formalità, costringendo il club a una profonda riflessione strategica in vista della prossima estate.
Gerarchie e rendimento: i numeri non mentono
Il campo ha dato risposte chiare. Openda è scivolato in fondo alle gerarchie di Luciano Spalletti, come dimostra il suo mancato utilizzo anche a partita in corso contro il Pisa. Una scelta netta. Il tecnico ha esplorato altre soluzioni offensive, arrivando a schierare persino un centrocampista come Weston McKennie nel ruolo di centravanti. Il bilancio del belga in bianconero parla di appena due reti tra campionato e Champions League, un bottino troppo magro per giustificare un ruolo da protagonista e per impensierire la concorrenza interna, nonostante anche Jonathan David stia attraversando un periodo di forma altalenante.
Un investimento da ripensare?
L’operazione ha un peso economico definito. Ai 3,3 milioni di euro già versati per il prestito oneroso si aggiungeranno i 40,6 milioni per l’acquisto a titolo definitivo. Un investimento che, stando al rendimento attuale, non ha prodotto i frutti sperati. Per questo motivo, come riportato dall’esperto di mercato Fabrizio Romano, la dirigenza bianconera ha già avviato una fase di valutazione interna. Non esiste ancora un piano definito, ma la cessione durante la finestra di mercato estiva rappresenta uno scenario concreto. La Juventus dovrà decidere se puntare sul rilancio del giocatore o cercare una nuova sistemazione per rientrare dall’investimento.




