Perin, la confessione: "Dopo il primo anno alla Juventus volevo lasciare il calcio"
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Perin, la confessione: “Dopo il primo anno alla Juventus volevo lasciare il calcio”

A 26 anni, dopo il quarto infortunio e al primo anno alla Juventus, Mattia Perin era pronto a dire basta. La rivelazione del portiere e il retroscena che gli ha regalato una seconda carriera.

Mattia Perin era pronto a lasciare il calcio. Un pensiero drastico, a soli 26 anni. Il portiere della Juventus, dopo il suo primo anno a Torino e il quarto intervento chirurgico in un lustro, aveva deciso di dire basta. Lo ha raccontato lui stesso, svelando un retroscena che getta una nuova luce sulla sua carriera, nel corso di una lunga intervista al podcast WSA Confidential dell’agenzia World Soccer Agency.

“Basta, non ce la faccio più”: la crisi dopo il quarto infortunio

La decisione maturò in un momento di profonda sofferenza. Era l’aprile del suo primo anno in bianconero. “Esco dalla sala operatoria perché ho fatto la spalla, crociato destro, crociato sinistro, poi spalla un’altra volta“, ha spiegato Perin. Era il quarto intervento in pochi anni. La misura era colma. “Non mi stavo più divertendo. Esco dalla sala operatoria, un po’ rimbambito, i miei genitori in camera e comunque scoppio di sofferenza, tutto quello che mi ero tenuto dentro in lacrime“. A quel punto, la scelta sembrava definitiva: “Non voglio più giocare a calcio, voglio smettere. Basta, non ce la faccio più, è una sofferenza continua“.

“Datti l’ultima possibilità”: la svolta con l’agente

In quel momento di buio, Perin si rivolse al suo agente, Alessandro Lucci. La sua richiesta fu diretta. “Faccio Ale, basta, voglio smettere e vengo a lavorare con te“. La risposta di Lucci fu inaspettata e cambiò il corso degli eventi. Non cercò di dissuaderlo, ma gli offrì una prospettiva diversa. “Il folle mi rispose: ‘Va bene, secondo me sei anche portato, ma datti almeno l’ultima possibilità‘”, ha ricordato il portiere. Quella frase accese una scintilla. La proposta era iniziare un percorso con un mental coach per gestire stati emotivi che non riusciva a controllare.

Una seconda carriera nata da una crisi

Quell’ultima possibilità si è trasformata in una seconda carriera. Perin iniziò un percorso che lo portò a scoprire parti di sé “in totale squilibrio”, come un lato ribelle e uno iper-professionale difficili da conciliare. Lavorare su questo equilibrio fu la chiave. “Potevo metterci tutta la professionalità che volevo, ma sarei incappato in un altro infortunio“, ha ammesso. Quel consiglio gli ha regalato nuovi anni di attività ad alti livelli. “Io da dopo l’operazione alla spalla sinceramente avevo visto finire la mia carriera. Se penso alle cose che si sono aggiunte, cioè sono grato, veramente sono grato di quello che è successo“.