Un percorso di crescita non si ferma. Mattia Perin, portiere della Juventus, ha raccontato una fase della sua evoluzione personale e professionale durante un intervento al podcast The climb. Il portiere ha parlato della conclusione del rapporto lavorativo con la sua mental coach, Nicoletta Romanazzi, e della sua scelta di proseguire il lavoro su se stesso con uno psicologo.
La fine di un capitolo, non del viaggio
Dopo sette anni di collaborazione, è stata la stessa Romanazzi a porre fine al loro percorso. Perin ha condiviso l’aneddoto che ha ispirato la decisione della coach, legato a un maestro tibetano. “Mi disse: ‘Mentre questo ragazzo parlava di questa cosa, mi sei venuto in mente tu, perché sono sette anni che lavoriamo insieme… Secondo me il nostro percorso ad oggi è finito, nel senso che ci possiamo sentire e chiamare quando vuoi, ma devi avere fiducia in te stesso, che hai tutti gli strumenti per uscirne da solo’“.
Una visione che il portiere condivide solo in parte. Pur riconoscendo i progressi fatti, sente di non avere la preparazione specifica per affrontare tutto da solo. “Non ho studiato psicologia, non ho studiato coaching“, ha spiegato. Per questo motivo, il confronto con un professionista resta un punto di riferimento.
“Non nasciamo conoscendo le articolazioni della nostra testa e della nostra anima, questa è la verità, nessuno ce lo insegna. E quindi anche se non ne ho veramente il bisogno, una tantum parlare dei problemi o anche solo delle sensazioni… e avere un feedback da una persona che ha studiato, mi aiuta e imparo. Con Nico adesso ci sentiamo un po’ meno, dallo psicologo continuo ad andare“.




