Bojinov e la Juventus, un amore veloce: "La più grande chance della mia vita"
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Bojinov e la Juventus, un amore veloce: “La più grande chance della mia vita”

Arrivato a 20 anni come un predestinato, Valerij Bojinov conquistò subito i tifosi della Juventus. Ma il rapporto con Deschamps e un’occasione mai colta fino in fondo lasciarono solo rimpianti.

Un’occasione da non lasciarsi sfuggire. Era l’estate del 2006 e Valerij Bojinov, a soli vent’anni ma con l’esperienza di un veterano, accettò senza esitazioni la chiamata della Juventus. Poco importava la categoria. La considerava “la più grande chance che io abbia mai avuto e non posso lasciarmela sfuggire”, come raccontato in un’intervista ripresa da Hurrà Juventus. L’attaccante bulgaro, il primo nella storia del club, arrivava a Torino con un talento precoce e la voglia di conquistare tutto, entrando subito nel cuore dei tifosi.

Un impatto immediato, dentro e fuori dal campo

Il feeling con il mondo bianconero fu istantaneo. Durante il ritiro estivo, tra Acqui Terme e Pinzolo, Bojinov si trasformò in un vero showman, trascinando la folla con l’inno della Juventus e i cori per Alessandro Del Piero, definito “un calciatore straordinario”. La sua disponibilità a firmare autografi e a dialogare con i tifosi era la traduzione pratica della sua filosofia: “bisogna avere rispetto per ricevere rispetto”. Quando chiamato in causa, rispose presente. Segnò una doppietta al Crotone e fu decisivo contro il suo passato, il Lecce, quando entrò dalla panchina per ribaltare il risultato con due reti, una di rapina e una su punizione. Il suo talento era evidente, un mix di potenza e fiuto del gol che lo aveva portato a segnare 13 reti in Serie A prima della maggiore età.

L’ostacolo Deschamps e un addio precoce

Nonostante un inizio promettente, il rapporto con l’allenatore Didier Deschamps non decollò mai. Il tecnico lo lasciò spesso in panchina, anche in momenti di difficoltà per la squadra a causa degli infortuni di Trezeguet e Del Piero. L’attaccante trovò comunque il modo di essere utile, come a Modena, dove un suo cross a pochi minuti dalla fine propiziò l’autogol della vittoria. Fu uno degli ultimi lampi. La sua avventura a Torino si concluse con un bilancio che parla di 21 presenze, ma di sole 3 partite giocate per intero. Un bottino magro che portò all’inevitabile ritorno alla Fiorentina, lasciando dietro di sé il grande rimpianto per non aver potuto comprendere il reale valore di quel giovane talento bulgaro che vedeva la Juventus come il punto più alto della sua carriera.

“Testa e cuore”: la filosofia di un talento puro

La carriera di Bojinov era iniziata prestissimo. Lasciò la Bulgaria a 13 anni per inseguire il suo sogno a Lecce, con la benedizione dei genitori. “Se te la senti, parti. Altrimenti, resta”, gli dissero. Lui partì, convinto che quella fosse la sua strada. Un percorso che lo portò a esordire in Serie A a soli 15 anni e 11 mesi, il più giovane straniero di sempre. La sua filosofia era semplice e potente, un consiglio che darebbe a ogni giovane calciatore: “Usare sempre la testa e il cuore. Nient’altro”. Un principio che lo ha guidato nel suo viaggio, da Goriahovitza fino al sogno bianconero, vissuto troppo brevemente.