Carlo Pinsoglio è il portiere italiano che ha trasformato il ruolo di “dodicesimo” (o meglio, di terzo) in una missione di leadership e appartenenza. Nato a Moncalieri il 16 marzo 1990, il numero 23 bianconero è molto più di una riserva: è il collante dello spogliatoio, l’uomo dei “dai un po’ eh!” e il miglior amico dei campioni, capace di mantenere altissimo il morale del gruppo anche nei momenti di pressione della stagione 2025/26.
La carriera di Pinsoglio è un atto d’amore verso i colori bianconeri, iniziata nelle giovanili della Juventus dove vince due Tornei di Viareggio. Dopo un lungo girovagare in prestito tra Serie B e Lega Pro con maglie come quelle di Vicenza, Modena e Livorno, torna alla base nel 2017 per non lasciarla più. Nonostante le pochissime apparizioni ufficiali (6 presenze totali con la prima squadra), il suo impatto quotidiano negli allenamenti e la sua professionalità lo hanno reso un elemento inamovibile per ogni allenatore passato da Torino, incluso oggi Luciano Spalletti.
Le caratteristiche tecniche di Pinsoglio rivelano un portiere solido e affidabile, dotato di una struttura fisica imponente e di ottimi riflessi, qualità che mette quotidianamente al servizio dei compagni durante le sedute di tiro. Nel sistema di Spalletti, il suo ruolo va oltre il campo: è un vice-allenatore aggiunto, colui che accoglie i nuovi acquisti e tramanda i valori del club ai più giovani come Adžić o Yildiz. Recentemente, nel novembre 2025, è diventato papà per la seconda volta, ricevendo l’abbraccio virtuale di tutto il mondo juventino.
A trentacinque anni, Pinsoglio rappresenta oggi l’ultimo baluardo della “vecchia guardia” e un simbolo per i tifosi, che lo vedono come uno di loro sceso in campo. Con la scadenza fissata a giugno 2026, il suo futuro sembra ancora una volta tinto di bianconero, sia che decida di continuare a vestire i guantoni, sia che si profili per lui un ruolo dirigenziale all’interno della società.




