La Juventus crea, segna e distribuisce il peso dell’attacco su più giocatori. Eppure, manca qualcosa. Con 50 gol in 38 partite stagionali, la manovra offensiva costruita da Luciano Spalletti produce risultati, ma evidenzia un limite: l’assenza di un centravanti da doppia cifra capace di risolvere le partite da solo.
La coralità non basta
Il gol è un affare di squadra. Contro il Pisa sono andati a segno in quattro, da Cambiaso a Yıldız, passando per Thuram e Boga. Un copione simile si è visto con la Roma, con le reti di Conceição, Boga e Gatti, e contro l’Inter, decisa da Locatelli e ancora Cambiaso. Anche in altre occasioni, come con il Galatasaray, i marcatori sono stati diversi, da Locatelli a McKennie. Questa varietà dimostra la salute del gioco, ma allo stesso tempo espone una dipendenza dal collettivo. Nelle giornate in cui la manovra si inceppa, non c’è il singolo finalizzatore in grado di trascinare la squadra. Manca la firma del bomber.
I punti persi e il mercato
Questa assenza ha un costo. I punti lasciati contro squadre come Lecce, Cagliari e Hellas Verona pesano sulla classifica e raccontano di partite bloccate dove un attaccante decisivo avrebbe potuto cambiare la storia. Per colmare questa lacuna non servirà una rivoluzione. La soluzione risiede nel mercato, con due o tre innesti mirati per alzare il livello della rosa. Un paio di titolari e alternative valide dalla panchina potrebbero permettere alla Juventus di ridurre il divario con le squadre che la precedono. Con i profili giusti, l’obiettivo potrebbe spostarsi dalla semplice qualificazione in Champions a una vera competizione per il vertice.




