Debutta con successo ‘Juventus. Primo Amore’. Il film di Angelo Bozzolini, che ripercorre il decennio d’oro bianconero dal 1975 al 1985, ha conquistato il secondo posto al botteghino nazionale nel suo giorno d’esordio. Un risultato che premia il racconto di una squadra capace di entrare nella storia del calcio.
Tardelli presenta il film a Civitavecchia
Per celebrare l’uscita del documentario è stato organizzato un evento speciale al Cineteatro “Buonarroti” di Civitavecchia. Alla proiezione, fissata per le 20.30, parteciperà il campione del mondo Marco Tardelli, insieme al regista Angelo Bozzolini e all’ideatore del progetto, Ferdinando Guglielmotti. In sala saranno presenti anche i presidenti dei due Juventus Club della città, Carlo Giummo e Mariano Costantini, per condividere con i tifosi il racconto di quelle imprese.
Le voci di una squadra irripetibile
Il film ripercorre la nascita di una squadra capace di vincere per la prima volta ogni trofeo. Un’epopea raccontata dalle voci dei suoi protagonisti. La pellicola intreccia immagini d’archivio a interviste con campioni come Michel Platini, Dino Zoff, Marco Tardelli, Zbigniew Boniek, Domenico Marocchino e Massimo Bonini. Spazio anche al ricordo di Gaetano Scirea, con il contributo della moglie Mariella Cavanna Scirea, e ai commenti di giornalisti come Marino Bartoletti, Aldo Cazzullo e Carlo Nesti. La narrazione si arricchisce con il punto di vista degli avversari, grazie alla testimonianza di Eraldo Pecci, centrocampista del Torino dal 1975 al 1981.
Lo specchio di un’Italia in trasformazione
La narrazione sportiva si lega alla storia del Paese. Il film non è solo la cronaca di una serie di vittorie, ma anche il ritratto di un’Italia segnata da tensioni sociali e terrorismo. Dalla rivalità cittadina con il Torino alla tragica notte dell’Heysel, il racconto mostra come il calcio diventi uno specchio della società. Il percorso di gloria e dolore culmina con la conquista della Coppa Intercontinentale a Tokyo l’8 dicembre 1985, trofeo che consacrò la squadra guidata da Giovanni Trapattoni.




