Pierre Kalulu si è raccontato in una speciale intervista con gli Young Reporter all’Allianz Stadium. Il difensore ha risposto a domande sulla sua carriera e sulla vita privata, offrendo uno spaccato del suo percorso e della sua mentalità. Un dialogo che ha toccato tanti temi, dal rapporto con i compagni ai consigli per i più giovani, fino ai momenti che definiscono un calciatore dentro e fuori dal campo.
Comunicare per crescere
Per un giovane difensore, il dialogo è tutto. Kalulu non ha dubbi su quale sia la dote più preziosa da coltivare: “Una cosa che mi ha aiutato tantissimo è imparare a parlare con i compagni in campo, con o senza palla”. Secondo il centrale bianconero, iniziare presto a comunicare rende più semplice leggere le situazioni di gioco e anticipare le mosse avversarie. Un altro aspetto riguarda la gestione della pressione e dell’errore. “Devi sempre ricordarti che se sei in campo è perché hai le qualità per giocare”, ha spiegato Kalulu, aggiungendo che l’unica cosa che conta è la reazione immediata. “La cosa importante è passare subito all’azione successiva”. Anche nei periodi in cui si gioca meno, l’atteggiamento fa la differenza: “Prima di tutto bisogna essere un compagno esemplare. Anche se fa male non giocare, devi sostenere la squadra”.
Rituali, amicizie e sogni
La vita di un calciatore è fatta di routine e legami. Prima di ogni partita, Kalulu ha un suo rituale: ascolta musica, risponde a un messaggio di sua madre e recita una preghiera. La scelta del genere musicale dipende dall’umore del momento, per trovare la giusta concentrazione. Fuori dal campo, ha costruito un legame solido con Weston McKennie e Khéphren Thuram. “Siamo davvero molto vicini”, ha ammesso, “Qualche volta ci vediamo anche fuori dal campo, ma per essere onesti stiamo già insieme tutti i giorni: dalla mattina al pomeriggio”.
L’emozione più forte resta però l’ingresso in campo. “Sembra sempre un sogno quando vedi tutta la gente sugli spalti”, ha confidato il difensore. Un sogno che si rinnova a ogni partita, alimentato dall’affetto dei tifosi. “Quando senti che le persone ti vogliono bene hai ancora più voglia di renderli orgogliosi. Le nostre esultanze? All’inizio era solo uno scherzo durante la merenda pre-partita tra me, Khephren e David. Poi ci siamo detti di farlo anche in campo”.
Il difensore ha anche rivelato il perché del numero 15: “L’ho preso perché lo usa anche mio fratello maggiore quando gioca a calcio. Così è più facile fare scambio di maglia”.




