Kalulu non si nasconde: "Le critiche social non mi servono, punto a essere il migliore"
Home > Notizie Juventus > Interviste Juventus > Kalulu non si nasconde: “Le critiche social non mi servono, punto a essere il migliore”

Kalulu non si nasconde: “Le critiche social non mi servono, punto a essere il migliore”

Il difensore della Juventus Pierre Kalulu si racconta a L’Equipe. Dalle critiche sui social, che ignora, al caso Bastoni, ormai archiviato. La sua ambizione? “Voglio essere il migliore”.

Pierre Kalulu ha le idee chiare. Il difensore della Juventus, in un’intervista concessa al quotidiano francese L’Equipe, ha tracciato una linea netta sul suo modo di vivere il calcio, tra ambizioni personali e la gestione delle pressioni esterne. La stagione in un grande club come quello bianconero impone aspettative elevate. “È una cosa che sogniamo fin da quando siamo ragazzini”, ha affermato il giocatore, consapevole che gli obiettivi si misurano solo a fine campionato.

Il rapporto con le critiche e il caso Bastoni

Il difensore francese mostra grande maturità nel gestire i commenti negativi. “Sono stato anch’io tifoso e so come funzionano le critiche. Sul momento c’è la frustrazione, la sfoghi sui social e poi te ne vai a dormire”. La sua filosofia è semplice: non dare peso a giudizi estemporanei. Kalulu è diretto. “Mi dico sempre che se non voglio leggere certe cose, non devo andare sui social, neppure quando le cose vanno bene. Non ho bisogno che un qualsiasi utente mi dica se ho giocato bene o no”. Un approccio che ha applicato anche durante il “caso Bastoni”, un episodio che lo ha visto coinvolto e che preferisce archiviare. “Ho spento il telefono per non alimentarla. Meglio lasciarmi tutto alle spalle“. Il giocatore ha anche negato che la vicenda abbia pesato sulla successiva partita con il Galatasaray: “Sembrerebbe che cerchiamo scuse, invece abbiamo sbagliato la partita”.

L’ambizione di diventare il migliore

La legittimità, per Kalulu, si conquista solo sul campo. Il suo focus è tutto sulla prestazione e sullo studio meticoloso degli avversari, un approccio quasi scacchistico. “Gli avversari vanno studiati per spingerli a fare quello che non sono abituati a fare. Bisogna saper anticiparli di due o tre mosse, un po’ come negli scacchi“. Non si tratta solo di compiere il proprio dovere nel reparto arretrato. La sua visione va oltre. “L’obiettivo è di essere il migliore e non solo difendere bene”.