Thuram, il fratello Marcus: "In campo non scherza, vuole essere il numero uno"
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Thuram, il fratello Marcus: “In campo non scherza, vuole essere il numero uno”

Marcus Thuram parla del fratello Khephren, centrocampista della Juventus. Dalla rivalità in campo alla stima: ‘Mi rende orgoglioso, è un professionista che sa cosa vuole’.

La rivalità in campo è una cosa, il legame fraterno un’altra. Lo sa bene Marcus Thuram, che descrive il rapporto con il fratello Khephren, centrocampista della Juventus. Durante gli scontri diretti, i due non si risparmiano. L’attaccante dell’Inter ha raccontato un aneddoto emblematico. “Io provavo a scherzare, lui no”, ha ammesso. La competitività del fratello juventino ha avuto la meglio. “Volevo dimostrare di essere il fratello maggiore, ma non è andata benissimo: ha segnato lui, e di solito non segna mai”.

Fratelli e rivali, ma uniti ogni giorno

Nonostante la competizione sul prato verde, il rapporto tra i due è solidissimo. In una lunga intervista concessa ai microfoni di CBS, Marcus ha svelato i retroscena di questa unione. “Ci sentiamo ogni giorno, abbiamo un rapporto enorme”. Al di là delle maglie che indossano, condividono la stessa mentalità e gli stessi obiettivi di crescita. “Siamo simili sotto molti aspetti, siamo due grandi lavoratori, professionisti, sappiamo quello che vogliamo nella vita”, ha spiegato l’attaccante. La determinazione del fratello è fonte di ammirazione. “È super competitivo e vuole sempre essere il numero uno: questa cosa mi piace, mi rende orgoglioso”. Il sogno condiviso va oltre il calcio. “Il mio sogno è che entrambi possiamo esprimere il massimo potenziale e crescere come uomini, con valori. Alla fine della carriera devi essere più di un calciatore”.

L’eredità di papà Lilian: persone prima che atleti

Questa visione del mondo e dello sport arriva da lontano. L’influenza del padre Lilian è stata una guida per entrambi. Marcus ha raccontato di aver compreso la grandezza del padre quando si trasferì al Barcellona, vedendolo giocare al fianco di campioni come Ronaldinho e Henry. L’insegnamento più grande ricevuto non riguarda però la tecnica o la tattica. Riguarda la vita. “Mi ha insegnato tante cose, ma soprattutto a farmi domande”, ha concluso Marcus. Un monito che ha forgiato il carattere dei due fratelli Thuram. “Essere curiosi, critici, persone prima che atleti”.