Dallo stadio l’ammonizione a Kalulu sembrava corretta. Anzi, sacrosanta. Lele Adani, analizzando l’episodio avvenuto durante Inter-Juventus, descrive una percezione unanime tra i presenti. Un abbaglio collettivo, corretto solo dalla tecnologia, che pone l’accento su un problema persistente nel calcio: la simulazione.
La simulazione e l’inganno
I calciatori cercheranno sempre di ingannare l’arbitro. È una costante del gioco. Lo stesso Adani ammette di averlo fatto in carriera, descrivendolo come un comportamento da gestire più che da condannare. Il punto, secondo la sua analisi, non è sperare che i giocatori smettano, ma creare un sistema che li scoraggi. Un sistema dove regolamento, arbitro e VAR lavorano insieme, perché senza il supporto della tecnologia certi episodi continueranno a condizionare le partite. La simulazione di Bastoni, per l’ex difensore, era quasi impossibile da cogliere in diretta per il direttore di gara.
L’episodio chiave e il ruolo del VAR
Tutti allo stadio hanno visto il fallo. Tranne uno. L’unico a sapere di non avere colpe era proprio Pierre Kalulu, come notato da Adani. La decisione andava quindi invertita, trasformando il giallo per il difensore della Juventus in una sanzione per l’avversario. Per l’opinionista non si è trattato di un semplice errore, ma di un momento che ha indirizzato la partita. Un episodio che, secondo le sue parole, “dà un viatico importante a quella partita, e forse anche al campionato”.




