Mauro non perdona la Juventus: “Attacco da barzelletta, che errore Di Gregorio”
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Mauro non perdona la Juventus: “Attacco da barzelletta, che errore Di Gregorio”

Massimo Mauro non usa mezzi termini dopo il pari con la Lazio. Critiche feroci all’attacco, definito ‘una barzelletta’, e alla difesa, con un dito puntato su un errore di Di Gregorio.

L’attacco della Juventus? Una barzelletta. Usa parole dure Massimo Mauro per descrivere la prestazione dei bianconeri dopo il pareggio casalingo per 2-2 contro la Lazio. Secondo l’ex calciatore, intervenuto a Pressing, la squadra di Luciano Spalletti ha mostrato limiti evidenti sia in fase offensiva che difensiva, mettendo a rischio la solidità del progetto tecnico.

Il gioco non basta senza vittorie

A nulla serve giocare bene se non si vince. Questo il fulcro del pensiero di Mauro, che critica l’approccio della squadra. ‘Se si gioca bene e non si vince, non credo che ci sia un tifoso contento’, ha dichiarato, suggerendo che in partite come quella contro la Lazio potrebbe essere necessaria più umiltà. Per l’ex giocatore, il bel gioco deve essere un mezzo per ottenere i tre punti, altrimenti rischia di trasformarsi in un esercizio di stile fine a se stesso, rendendo la squadra ‘velleitaria’. Un avvertimento chiaro per non vanificare quanto costruito in campo.

Critiche ai singoli: da Di Gregorio a Openda

L’analisi di Mauro si sposta poi sui singoli. Nel mirino finisce prima la difesa, dove un Bremer non al meglio non riesce a ‘mettere una pezza agli errori dei compagni’. Il più bersagliato è il portiere Michele Di Gregorio, autore di un ‘errore grave’ sul secondo gol della Lazio. La fase difensiva ha scricchiolato al punto che, secondo Mauro, i biancocelesti avrebbero potuto segnare anche altri due gol. Ma è il reparto offensivo a ricevere la critica più feroce. ‘L’attacco mi sembra una barzelletta’, afferma senza mezzi termini, puntando il dito contro la scarsa concretezza. Loïs Openda, in particolare, ‘non sembrava un attaccante’ nelle due occasioni avute. Pur senza definire i giocatori ‘scarsi’ e riconoscendo un’identità alla squadra, Mauro chiude con un monito: non caricare Spalletti di troppe responsabilità.