Meneghetti, il gladiatore con il fazzoletto bianco che vinse uno scudetto
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Meneghetti, il gladiatore con il fazzoletto bianco che vinse uno scudetto

La storia di Mario Meneghetti, mediano dello scudetto 1926: un lottatore indomito in campo e nella vita, dal celebre fazzoletto bianco alla tragica fine. Un eroe bianconero da riscoprire.

La storia della Juventus è costellata di campioni e figure memorabili, uomini che hanno contribuito a scrivere pagine indelebili del club. Tra questi emerge il profilo di Mario Meneghetti, un mediano che ha lasciato un segno profondo nel suo biennio a Torino, culminato con la vittoria dello scudetto nella stagione 1925-26. Giocatore di grande temperamento e correttezza, la sua è la storia di un lottatore instancabile, riconoscibile in campo per un singolare fazzoletto bianco annodato dietro la nuca.

Un mediano instancabile, maestro del gioco aereo

Arrivato dal Novara con la fama di abile colpitore di testa, Meneghetti perfezionò la sua tecnica alla corte bianconera. Pur non vantando una statura imponente, si impose come un saltatore quasi imbattibile, grazie a una capacità di elevazione e a un tempismo fuori dal comune. Il suo stile di gioco era un mix di foga e tecnica, un dinamismo inesauribile che lo rendeva un vero e proprio motore del centrocampo. La sua energia contagiosa e la sua grande correttezza lo resero un beniamino del pubblico. Durante la sua permanenza alla Juventus, disputò 44 partite, segnando un gol e dimostrando una grande duttilità, venendo impiegato sia come centromediano, in alternativa al titolare Viola, sia come laterale.

Dall’eroismo in guerra alla tragica fine

La vita di Meneghetti fu quella di un combattente, non solo sul rettangolo di gioco. Ufficiale di fanteria durante la Grande Guerra, fu catturato dagli austriaci nel gennaio 1916. La sua tempra indomita, però, non poteva accettare la prigionia: dopo diversi tentativi, riuscì a evadere dal campo di concentramento di Mauthausen, un’impresa avventurosa che lui stesso ebbe modo di raccontare. Dopo aver vinto lo scudetto con la Juventus, nell’estate del 1927 tornò al “suo” Novara, prima come giocatore-allenatore e poi dedicandosi alla carriera tecnica. La sua esistenza si interruppe bruscamente e tragicamente il 24 febbraio 1942, a soli 49 anni, quando fu investito da un treno nella stazione di Novara, di cui era diventato capo-gestore. Un destino crudele per un uomo che aveva fatto della lotta e della tenacia la sua cifra distintiva.