Fabio Capello non usa mezzi termini. L’ex allenatore bianconero, in un’analisi concessa alla Gazzetta dello Sport, ha tracciato un bilancio del momento della Juventus partendo dal pareggio contro il Sassuolo. Nel mirino sono finiti l’atteggiamento della squadra, la prestazione di alcuni singoli e le strategie della dirigenza, passate e presenti.
Una squadra troppo sicura di sé
La Juventus ha peccato di presunzione. Secondo Capello, dopo il gol del vantaggio la squadra ha abbassato la guardia, convinta di poter gestire facilmente un Sassuolo in difficoltà. Un calo di concentrazione che si è rivelato un errore. “La mia impressione è che dopo l’1-0 la squadra abbia pensato che fosse fin troppo facile“, ha spiegato l’ex tecnico. La reazione tardiva non è bastata per raddrizzare la partita una volta subito il pareggio, confermando una vecchia regola del calcio: “Quando spegni l’interruttore poi è difficile riaccendere la luce“.
Yildiz, un gol che non convince
Neppure Kenan Yildiz è sfuggito all’analisi critica. Il suo gol non è stato sufficiente a promuoverne la prestazione. “Ok, ha segnato, ma non ha avuto continuità nelle giocate“, ha affermato Capello, che ha notato una mancanza di iniziativa da parte del giovane talento turco, soprattutto nella ripresa. Secondo l’ex allenatore, Yildiz non si è preso la responsabilità di risolvere le situazioni complicate. Di conseguenza, il gioco offensivo della Juventus si è sbilanciato sulla fascia destra, dove un pur volenteroso Conceição non è riuscito a scardinare da solo la difesa avversaria.
Spalletti e le scelte dirigenziali
Capello ha difeso le scelte di Luciano Spalletti, come l’esclusione iniziale di Openda e David. Non un messaggio alla società, ma una semplice decisione tecnica. “Come tutti i tecnici, Spalletti vuole solamente vincere“, ha chiarito, spiegando che l’allenatore schiera chi ritiene più funzionale al risultato. Sul futuro, la conferma di Spalletti è una mossa che Capello approva, pur riconoscendo le difficoltà che un’eventuale mancata qualificazione in Champions League comporterebbe, limitando le opzioni sul mercato. Il giudizio più duro è riservato alla gestione degli ultimi anni: “Significa una cosa sola: ai vertici non hanno, o forse non avevano, le idee chiare“. La scelta di confermare Tudor per poi esonerarlo pochi mesi dopo, con allenatori come Spalletti già liberi, ne è la prova. Ora la guida è affidata a un tecnico che Capello ritiene all’altezza del club. “È uno da Juve. Lo dice pure il suo passato”.




