Fabio Paratici rompe il silenzio. L’ex dirigente bianconero, in una intervista concessa al Corriere della Sera, torna a parlare del processo plusvalenze e degli anni vincenti a Torino. La sua difesa è netta. Si sente estraneo alle accuse e rivendica con orgoglio i successi di un ciclo che definisce irripetibile, nato da una visione precisa. Un’analisi che tocca anche l’arrivo di Cristiano Ronaldo e un grande rimpianto europeo.
“Condannato per una strategia, non per plusvalenze gonfiate”
La questione processuale è il primo punto toccato da Paratici. L’ex dirigente descrive l’indagine penale, durata cinque anni e mezzo, come “un’esperienza molto pesante“. Poi entra nel merito della sua posizione. “Non mi sento colpevole di nulla, se è questo che vuole sapere“, afferma. La sua condanna, spiega, deriva da una precisa strategia di mercato. “Sono stato condannato per una strategia tecnico-finanziaria che ha riguardato molti nazionali, le cito Rovella, Orsolini, Spinazzola“. Secondo Paratici, “è stato applicato un principio contabile mai visto prima e che sto aspettando di rivedere“. Fa una distinzione netta rispetto alla narrazione mediatica. Negli atti processuali, sostiene, si parla di questo e “non di plusvalenze gonfiate, come invece si racconta in giro“. La decisione di chiudere il procedimento penale è stata una scelta per voltare pagina: “Quello penale ho voluto chiuderlo per ricominciare a vivere“.
“Eravamo avanti a tutti, Ronaldo rese la vita troppo facile”
Il discorso si sposta poi sul ciclo di vittorie della sua Juventus. Un dominio che, secondo lui, aveva radici profonde. “Eravamo vent’anni avanti tutti gli altri“, dichiara Paratici. Elenca i fattori di quel successo: “Un presidente visionario, un direttore sapiente, il talento che mi riconosco nel ‘vedere’ i calciatori, gli allenatori più preparati, i giocatori più seri“. A questo si aggiungevano le difficoltà delle rivali. “Le difficoltà delle milanesi nel gestire il declino delle grandi famiglie proprietarie, questo va detto“. Un capitolo a parte è dedicato a Cristiano Ronaldo, un acquisto definito “prezioso per la Juve, importante per tutti“. L’obiettivo era chiaro: la Champions League. Un traguardo che al primo anno sembrava possibile. “L’eliminazione dall’Ajax mi resta ancora qui“, confessa. Paradossalmente, l’impatto del portoghese creò un effetto inatteso. “Il problema fu che segnando un gol a partita, Cristiano rese troppo facile la vita ai compagni, che peraltro avevano già vinto tanto“. Da qui la decisione di cambiare guida tecnica, “per provare una shakerata“.




