Un’immagine più di mille parole. È quella scattata dopo il derby di Torino, che ritrae il dirigente Damien Comolli fermo e isolato sul terreno di gioco. Uno scatto diventato simbolo del malcontento di una parte della tifoseria, che ha riacceso il dibattito sulla leadership e la direzione attuale del club.
Comolli nel mirino della critica
Nel mirino delle critiche c’è soprattutto Damien Comolli. Molti sostenitori gli imputano una gestione del mercato senza colpi decisivi e una comunicazione distante dallo spirito del club. L’impressione è quella di un manager competente, sì, ma percepito come lontano dalla cultura della vittoria che è nel DNA della Juventus.
Sebbene ne venga riconosciuta la serietà professionale, il suo profilo è giudicato da alcuni troppo istituzionale, poco incisivo sul piano sportivo e mediatico. Un vuoto di carisma che si fa sentire, acuito da una stagione deludente. Quell’immagine di solitudine dopo il derby ha così amplificato la percezione di una distanza tra la base e la società. L’ambiente chiede una svolta, con figure capaci di proteggere la squadra e rappresentare il club con polso fermo. La sfida per la Juventus, ora, non è solo tornare a vincere sul campo. È ritrovare una guida che sappia parlare la lingua dei tifosi e incarnare il peso di una storia gloriosa.




