La Juventus che un tempo era una famiglia oggi appare come un’entità fatta ‘più di numeri che di persone’. È la riflessione di Francesco Calvo, ex dirigente bianconero e attuale CEO dell’Aston Villa, che in un’intervista al Corriere della Sera ha analizzato il suo passato a Torino e il futuro del club. Un’analisi che parte dal ricordo di un ambiente formativo per arrivare a una visione critica del presente, con uno sguardo rivolto al modello inglese.
Il legame con il passato e la visione per il futuro
Dal suo percorso in bianconero, Calvo ha tratto insegnamenti fondamentali. ‘Agnelli, Paratici, Marotta, Conte, mi hanno insegnato tutto quello che so‘, ha spiegato, ricordando di aver imparato da ognuno di loro la disciplina, le dinamiche del calcio e l’ambizione. Un’esperienza descritta come quella di una ‘famiglia‘, un sentimento che l’ex dirigente fatica a ritrovare nella società attuale. ‘Ora mi sembrano più numeri che persone’, è il suo commento diretto. Per questo, secondo Calvo, il recupero dell’identità del club passa da figure specifiche. ‘La speranza è Giorgio Chiellini: deve esserci qualcuno che ha la Juve nel sangue‘.
Il modello Premier e le sfide del calcio italiano
Il punto di vista di Calvo è influenzato dalla sua attuale posizione nel calcio inglese. In Premier League, ha osservato, ‘c’è una dimensione economica enorme, ma pure la cultura della sconfitta‘. Un sistema dove il rapporto con i tifosi è costante, gestito tramite il ‘Fans advisory board‘, e dove i veri protagonisti restano giocatori e allenatori, permettendo ai dirigenti di operare con maggiore serenità. Calvo ha indicato anche la gestione dei calendari come un punto di forza: ‘La Premier lo fa e non lo cambia neppure sotto tortura’. Per il calcio italiano, invece, la strada è in salita. Secondo l’ex dirigente, serve un cambio di ‘cultura calcistica e di business‘ e l’eliminazione delle ‘interferenze politiche’, con la speranza riposta in figure come Giovanni Malagò.




