L’addio di Damien Comolli alla Juventus era inevitabile. L’ex Tolosa, chiamato appena un anno fa da Elkann per riportare ordine e mentalità vincente all’interno del club, ha fatto molto peggio della precedente gestione, sotto tutti i punti di vista. Nella giornata di domani verrà ufficializzato il capolinea di una gestione piena di errori.
La scelta sconfessata: il rinnovo biennale a Tudor
In pochi ricordano che, al suo arrivo, dopo aver tentato invano di convincere Conte e Gasperini, Comolli decise di blindare Tudor con un rinnovo biennale. Che si trattasse di una scelta forzata lo si capì subito. Dopo pochissime giornate il rapporto si incrinò in maniera irreparabile, fino all’esonero arrivato a fine ottobre.
Un mercato disastroso: solo 10 gol dai nuovi arrivi
David, Openda, Joao Mario e Zhegrova sono tutti acquisti fortemente voluti da Comolli che, in questa stagione, si sono rivelati fallimentari. In quattro hanno realizzato 10 gol: un bottino decisamente magro se rapportato all’investimento economico effettuato. Per non parlare, poi, della gestione di Kolo Muani tra estate e inverno…
La mancata qualificazione in Champions League
La Juventus ha chiuso il campionato al sesto posto: il risultato peggiore della Vecchia Signora da 15 anni a questa parte. Il fallimento dell’obiettivo Champions League ha comportato perdite economiche e di blasone difficilmente risanabili nel breve periodo.
Il rapporto deteriorato con Spalletti
Infine, il logoramento del rapporto con Spalletti. La verità è che tra i due non c’è mai stato un vero dialogo: Comolli prendeva le decisioni con o senza l’approvazione del tecnico. I grandi cicli si costruiscono sull’unione d’intenti tra campo e dirigenza. La filosofia degli algoritmi, invece, non ha mai fatto breccia nel cuore dell’allenatore di Certaldo…




