Destiny Elimoghale, attaccante classe 2009, ha le idee chiare sul suo futuro: conquistare un posto nella Juventus dei grandi. Dal ritiro della Nazionale Under 19, il giovane talento di origini nigeriane ha raccontato il suo percorso (riportato da Tuttosport), le sue ambizioni e la mentalità che lo guida, fondata su una forte autocritica e sull’ascolto dei suoi allenatori. Un percorso iniziato a sette anni nel settore giovanile bianconero, dopo i primi calci al Rebaudengo, nella sua Torino.
Modelli e paragoni
Lo sguardo di Elimoghale è rivolto ai grandi campioni. Il suo idolo d’infanzia è “Neymar prime, soprattutto ai tempi del Santos“, ma le sue caratteristiche fisiche e tecniche portano molti a fare un altro paragone. “Mi dicono che io somigli a Rafa Leao del Milan e che abbia le sue movenze“, ha spiegato il giovane attaccante. All’interno della Juventus, il suo punto di riferimento è un altro giovane talento che ha già fatto il grande salto. “Mi ispiro molto a Kenan Yildiz, ma non ho ancora avuto il piacere di conoscerlo“, ha confessato, indicando un modello da seguire per arrivare in prima squadra.
La guida dei tecnici e l’autocritica
La crescita di un calciatore passa attraverso i consigli dei suoi allenatori. Elimoghale ha un rapporto stretto con il tecnico della formazione Under 20 bianconera, Padoin, che “mi chiede più concretezza sotto porta“. Dal commissario tecnico dell’Under 19, Alberto Bollini, arriva invece un’altra indicazione preziosa: “Il mister vuole che, palla al piede, mi lasci andare di più senza avere paura di sbagliare“. Suggerimenti che il ragazzo accoglie con grande apertura mentale, definendosi lui stesso il primo a pretendere il massimo. “Sono molto critico e ascolto sempre con attenzione i consigli dei miei allenatori“, ha affermato.
La partita della consapevolezza
C’è stato un momento preciso in cui Destiny Elimoghale ha capito di essere cresciuto. È stata la finale di Coppa Italia contro l’Atalanta, persa ai rigori ad aprile. In quella partita, ha raccontato, “ho capito che il minutaggio non sia importante. L’importante è entrare in campo, una volta chiamati a farlo, con grande determinazione e con la giusta cattiveria per fare la differenza“. Entrato nella ripresa, segnò uno dei rigori finali, dimostrando carattere. Lontano dal campo, si descrive come “un ragazzo tranquillo” a cui piace stare “nel mio”, ma allo stesso tempo “socievole” e desideroso di “conoscere gente nuova”.




