Inviare il proprio curriculum a decine di squadre europee per trovare un ingaggio, come per una normale ricerca di lavoro. È iniziata così, in modo singolare, la carriera di Laura Giuliani. L’ex portiere della Juventus, intervistata nel podcast ‘The Rising Giant Podcast’ di Dominika Čonč, ha raccontato le tappe che l’hanno portata a diventare professionista in Germania, agendo senza l’ausilio di un agente fino al suo ritorno in Italia.
Un curriculum per giocare in Germania
Nel 2012, prima di disputare i Mondiali Under 20, Giuliani prese un’iniziativa fuori dal comune. “Ho scaricato l’elenco di tutte le squadre dei primi campionati di Francia, Germania, Olanda, Inghilterra, Italia, Svizzera e Svezia”, ha raccontato. Inviò il suo curriculum e una lettera di presentazione a tutti i club, come per una normale ricerca di lavoro. Le risposte non furono subito incoraggianti. Molte squadre la respinsero e una, come ricorda la stessa Giuliani, le disse “espressamente di non volere un portiere italiano”. Alla fine, arrivarono due proposte: una dalla Francia, con un buon ingaggio ma il ruolo di terzo portiere, e una dalla Germania, con pochi soldi, un lavoro a tempo pieno in fabbrica e la possibilità di giocarsi il posto. La sua scelta fu chiara: “Ho scelto la Germania. Volevo giocarmi le mie carte in uno dei campionati più forti del mondo”.
Dalla fabbrica alla rottura del menisco: la forza mentale
L’impatto con la Germania fu un “vero shock culturale”. A 950 km da casa, senza conoscere il tedesco, Giuliani iniziò a lavorare nel controllo qualità di una fabbrica, imparando presto la rigida puntualità locale. La lingua fu un altro ostacolo, superato studiando da sola e poi lavorando in un panificio, una vera e propria “scuola” per interagire con accenti diversi. Anche le difficoltà fisiche non mancarono. Durante l’esperienza al Friburgo, si ruppe il menisco. I medici le dissero che la sua stagione era finita e che avrebbe saltato gli Europei del 2017. La sua reazione fu di tutt’altro avviso e, grazie a un recupero accelerato, riuscì a tornare in campo a maggio e a disputare due partite nella competizione continentale. “Questo dimostra il potere della mente: quando vuoi davvero qualcosa, il corpo segue i tuoi pensieri”. Una filosofia che ha segnato l’intera carriera del portiere, fin da quella prima, audace candidatura inviata per inseguire un sogno.




