La presidenza di Andrea Agnelli alla Juventus, iniziata il 19 maggio 2010 e terminata con le dimissioni del 28 novembre 2022, ha segnato uno dei periodi più vincenti e controversi nella storia del club. Figlio di Umberto e nipote di Gianni, quarto esponente della famiglia a guidare la società, ha ereditato una squadra in profonda crisi post-Calciopoli, portandola a un dominio nazionale senza precedenti, prima di un’uscita di scena traumatica segnata da inchieste giudiziarie e dalla rottura con il sistema calcistico europeo. La sua gestione, durata 4.576 giorni, rappresenta un’eredità complessa, in equilibrio tra trionfi sportivi, modernizzazione infrastrutturale e scelte manageriali che hanno portato a uno scontro frontale con le istituzioni.
L’arrivo alla presidenza e la ricostruzione
Il 19 maggio 2010, Andrea Agnelli viene nominato presidente della Juventus, 48 anni dopo l’ultima presidenza di un membro della famiglia, il padre Umberto. La sua nomina arriva in un momento di difficoltà per il club, reduce da due settimi posti consecutivi e ancora alle prese con le conseguenze sportive ed economiche di Calciopoli. Agnelli imposta da subito una rottura con la gestione precedente, affidando l’area tecnica a Giuseppe Marotta e Fabio Paratici e la panchina a Luigi Delneri. In una lettera aperta ai tifosi, assicura l’impegno per costruire una squadra “capace di vincere contro qualunque avversario” e promette di far sentire la voce della società nelle sedi istituzionali per le vicende del 2006.
Il suo approccio iniziale è diretto e volto a ricreare un legame con la tifoseria. Durante il ritiro estivo di Pinzolo, si presenta ai tifosi chiedendo di essere chiamato semplicemente “Andrea” e sottolineando l’importanza dell’unità. Nonostante le ambizioni, la prima stagione si rivela deludente, con un altro settimo posto. La critica sottolinea la difficoltà del percorso di ricostruzione, con un mercato che, pur dispendioso, non sembra ancora colmare il divario con le principali concorrenti.
La costruzione di un ciclo: lo Stadium e i nove scudetti
La vera svolta della presidenza Agnelli arriva con due pilastri: le infrastrutture e le scelte tecniche. L’8 settembre 2011 viene inaugurato lo Juventus Stadium, il primo impianto di proprietà di un club in Italia. Progettato per offrire un’esperienza moderna, senza barriere e con servizi per le famiglie come aree baby, l’impianto diventa un fattore decisivo per la crescita dei ricavi e un modello per il calcio italiano. L’evento inaugurale, ideato da Marco Balich, include un toccante omaggio alle 39 vittime della strage dell’Heysel.
Sul campo, la scelta di affidare la panchina ad Antonio Conte si rivela decisiva. Nella stagione 2011-2012, la Juventus vince lo scudetto da imbattuta, il primo di una serie di nove titoli consecutivi che superano il record del “Quinquennio d’oro” della Juve del nonno Edoardo. La vittoria viene celebrata come il trentesimo scudetto “sul campo”, alimentando la polemica sui titoli revocati nel 2006. Agnelli annuncia che la terza stella non sarà cucita sulla maglia fino a quando un’altra squadra non avrà raggiunto la seconda, per “rimarcare la differenza”. Il ciclo di successi include il record di 102 punti in Serie A nella stagione 2013-2014 e quattro “double” consecutivi (Scudetto e Coppa Italia).
Il potere in Europa e la rottura della Superlega
Parallelamente al dominio nazionale, Andrea Agnelli scala le gerarchie del calcio europeo. Nel 2012 entra nel board dell’Associazione dei Club Europei (ECA) e nel 2015 nel Comitato Esecutivo dell’UEFA. Il culmine della sua carriera dirigenziale internazionale arriva il 5 settembre 2017, quando viene eletto presidente dell’ECA, succedendo a Karl-Heinz Rummenigge. Questo ruolo lo pone al centro del potere decisionale del calcio continentale, in un rapporto di stretta collaborazione con il presidente UEFA Aleksander Čeferin.
Questo legame si spezza in modo clamoroso nell’aprile 2021. Agnelli diventa uno dei principali promotori, insieme a Florentino Pérez del Real Madrid, del progetto della Super League, una lega europea semi-chiusa alternativa alla Champions League. L’annuncio, dato nella notte tra il 18 e il 19 aprile, provoca un terremoto nel calcio mondiale. Agnelli si dimette immediatamente da presidente dell’ECA e da membro dell’esecutivo UEFA, venendo definito un “traditore” e una “delusione” da Čeferin, che lo accusa di aver mentito sul progetto fino all’ultimo. In una tesa assemblea di Lega, il presidente del Torino Urbano Cairo lo accusa di essere un “Giuda” per aver sabotato la trattativa con i fondi di investimento mentre lavorava segretamente alla Superlega. Il progetto naufraga in 48 ore per la reazione di tifosi, governi e istituzioni, ma segna una frattura insanabile tra Agnelli e i vertici del calcio europeo.
Perché Andrea Agnelli si è dimesso dalla Juventus? L’inchiesta Prisma
La fine della presidenza Agnelli è decretata dalle vicende giudiziarie. Se già nel 2017 era stato inibito per un anno per la gestione dei biglietti e i rapporti non autorizzati con gruppi di ultrà, è l’inchiesta “Prisma” della Procura di Torino a determinare la sua uscita di scena. L’indagine si concentra su due filoni principali: le plusvalenze fittizie e le cosiddette “manovre stipendi”.
Gli inquirenti accusano il club di aver alterato i bilanci attraverso un uso sistematico di scambi di giocatori a valori gonfiati per generare plusvalenze artificiali. In un’intercettazione, lo stesso Agnelli ammette con il cugino John Elkann: “Abbiamo fatto un ricorso eccessivo allo strumento delle plusvalenze”. Il secondo filone riguarda gli accordi privati con i calciatori durante la pandemia per la rinuncia a diverse mensilità, che secondo l’accusa non sarebbero state correttamente iscritte a bilancio, nascondendo debiti reali del club. Emblematica la vicenda della “carta Ronaldo”, un documento che secondo gli inquirenti impegnava la società a restituire al calciatore circa 19 milioni di euro, e che il direttore legale del club definiva in un’intercettazione “la carta famosa che tecnicamente non deve esistere”.
Di fronte all’avviso di conclusione delle indagini, che coinvolge Agnelli e altri 14 dirigenti, e ai rilievi della Consob, il 28 novembre 2022 l’intero Consiglio di Amministrazione della Juventus rassegna le dimissioni. In una lettera ai dipendenti, Agnelli spiega la decisione con il venir meno della “compattezza” del CdA, affermando che era “meglio lasciare tutti insieme dando la possibilità ad una nuova formazione di ribaltare quella partita”. La presidenza passa a Gianluca Ferrero, uomo di fiducia di John Elkann, presidente di Exor, la holding che controlla il club.
Perché è stato squalificato Andrea Agnelli? Le sentenze sportive
Le dimissioni non fermano i procedimenti della giustizia sportiva, che si basano sugli atti dell’inchiesta Prisma. Il 20 gennaio 2023, la Corte Federale d’Appello, nel processo per le plusvalenze, infligge alla Juventus 15 punti di penalizzazione e inibisce Andrea Agnelli per 24 mesi. La sentenza punisce la Juventus per la violazione del principio di lealtà sportiva, ritenendo che le intercettazioni provassero un “modus operandi sistematico” volto ad alterare i bilanci.
Per il secondo filone, quello relativo alle manovre stipendi, la Juventus e gran parte dei suoi ex dirigenti scelgono la via del patteggiamento, che si conclude con una multa per il club. Andrea Agnelli, invece, decide di non patteggiare per mantenere aperta la possibilità di ricorrere alla giustizia ordinaria (TAR) contro le sanzioni sportive. Il 10 luglio 2023, il Tribunale Federale Nazionale lo condanna a un’ulteriore inibizione di 16 mesi e a una multa di 60.000 euro. Le motivazioni della sentenza sottolineano come Agnelli sia stato “parte integrante” delle manovre, pur escludendo che ne sia stato l’unico ideatore.
L’eredità e il presente: cosa fa Andrea Agnelli oggi?
Andrea Agnelli ha lasciato la Juventus come il presidente più vincente della sua storia, con un totale di 30 trofei vinti dalle varie squadre del club (maschile, femminile, Next Gen). La sua gestione ha modernizzato la società, dotandola di infrastrutture all’avanguardia e trasformandola in un brand globale. Tuttavia, la sua presidenza si è conclusa con un club indebolito finanziariamente, isolato politicamente e travolto da scandali giudiziari.
Dopo aver lasciato ufficialmente ogni carica il 18 gennaio 2023, Agnelli si è dedicato alle sue attività imprenditoriali. Le fonti a disposizione non forniscono dettagli specifici sulle sue attuali operazioni, ma è noto che gestisce i suoi investimenti attraverso la holding di famiglia Lamse. La sua figura rimane centrale nel dibattito sul futuro del calcio, in particolare per il suo ruolo nel progetto Superlega, la cui legittimità è ancora oggetto di contesa legale presso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
Domande frequenti
Perché Andrea Agnelli si è dimesso dalla Juventus?
Andrea Agnelli si è dimesso il 28 novembre 2022, insieme a tutto il CdA, in seguito alle contestazioni della Procura di Torino nell’ambito dell’inchiesta Prisma su plusvalenze fittizie e manovre stipendi. La decisione è stata presa per consentire alla società di difendersi con un nuovo consiglio di amministrazione.
Perché è stato squalificato Andrea Agnelli?
È stato squalificato dalla giustizia sportiva per due filoni d’indagine: ha ricevuto un’inibizione di 24 mesi per il caso plusvalenze e un’ulteriore inibizione di 16 mesi per il caso delle manovre stipendi, per un totale di 40 mesi.
Quanti trofei ha vinto Andrea Agnelli con la Juventus?
Durante la sua presidenza, le varie squadre della Juventus (prima squadra maschile, Juventus Women, Next Gen) hanno vinto un totale di 30 trofei, rendendolo il presidente più titolato nella storia del club.
Che parentela c’è tra John Elkann e Andrea Agnelli?
Andrea Agnelli e John Elkann sono cugini. Andrea è il figlio di Umberto Agnelli, mentre John è il nipote di Gianni Agnelli, fratello di Umberto.
Cosa fa Andrea Agnelli oggi?
Dopo le dimissioni dalla Juventus, Andrea Agnelli si è dedicato alle sue attività imprenditoriali, gestite principalmente attraverso la sua holding di famiglia, Lamse.
Qual è il patrimonio di Andrea Agnelli?
Le fonti a disposizione non forniscono dati certi e verificabili sul patrimonio personale di Andrea Agnelli.




