La maglia della finale di Champions League del 1996, indossata da Gianluca Vialli, è stata la più fotografata al Festival dello Sport di Trento. Un simbolo che ha fatto da cornice al ricordo dell’ex attaccante, scomparso il 5 gennaio 2023, raccontato da amici ed ex compagni come Massimo Mauro, Gianfranco Zola e Dennis Wise.
L’uomo oltre il calciatore
Dal palco sono emersi i tratti di un uomo capace di lasciare un’impronta profonda. Dennis Wise, capitano del suo Chelsea, ha ricordato la sua scaramanzia con un aneddoto legato al film ‘Mission Impossible’, visto due volte di seguito perché Vialli non lo aveva capito la prima. Gianfranco Zola ha invece descritto come l’arrivo degli italiani a Londra, guidati da Vialli, abbia introdotto una nuova cultura del lavoro, con allenamenti più lunghi e una dedizione diversa. Un’amicizia, quella con Mauro, nata a Torino e cementata fuori dal campo, tanto da definirlo “un intellettuale delle cose che conosceva“. Il nipote Riccardo ha confermato la sua capacità di creare legami ovunque andasse.
Leader e allenatore mancato
La sua leadership è stata un tema centrale. Massimo Mauro ha ricordato con un sorriso l’invidia per il gruppo di amici che Vialli era riuscito a creare alla Sampdoria, vincendo uno scudetto nel 1991 contro corazzate come il Milan degli olandesi e il Napoli di Maradona. “Alla Juve dicevano: non serve essere amici per vincere. Però io vedevo che dall’altra parte invece erano amici“, ha raccontato Mauro. Una capacità di unire che, secondo Zola, è stata decisiva anche per la vittoria dell’Europeo con la Nazionale al fianco di Roberto Mancini. Mauro ha poi svelato un dettaglio sulle sue ambizioni post-carriera: “Ha avuto tantissime offerte come allenatore, però mi disse: ‘Se devo fare il tecnico, andrò solo alla Juve o alla Samp“.




