Giovanni Carnevali racconta il suo arrivo alla Juventus e, soprattutto, le idee che accompagnano l’inizio del nuovo corso bianconero. Ospite del Festival dello Sport di Trento, l’amministratore delegato e direttore generale della Juventus ha ripercorso i giorni in cui ha lasciato il Sassuolo dopo 13 anni e ha affrontato diversi temi legati alla nuova squadra, dagli obiettivi stagionali al mercato, passando per il rapporto con John Elkann e il lavoro di Luciano Spalletti.
Il passaggio da Sassuolo a Torino, ha raccontato Carnevali, è arrivato in modo quasi inatteso. “Ero concentrato sul Sassuolo, dovevamo ripartire. Avevamo appena deciso di iniziare con Aquilani, avevo chiuso l’accordo. Tant’è che il mister il giorno dopo essere andato alla Juve mi ha detto: ‘Non potevi dirmelo?’. E gli dico: ‘Non lo sapevo neanche io!’”.
Dall’addio al Sassuolo alla Juventus
La prima reazione è stata naturalmente legata al nuovo incarico, ma anche al club che Carnevali aveva contribuito a costruire per oltre un decennio.
“Il primo pensiero? Gioia ed emozione. Ma il primissimo è andato Sassuolo. Ho lavorato 13 anni lì, abbiamo costruito qualcosa di straordinario. In quel momento ho pianto, lasciavo una famiglia, creata da Squinzi. È grazie a loro se ora sono alla Juventus”.
A Torino, però, l’obiettivo è altrettanto chiaro. Alla domanda su una parola per definire il nuovo corso, Carnevali ha risposto senza esitazioni: “Vincere”.
Il rapporto con Elkann
Tra i primi argomenti affrontati anche il rapporto con John Elkann, che Carnevali ha descritto con parole particolarmente positive.
“L’ho sentito poco fa. Ho avuto la fortuna di lavorare con presidenti importanti, lui è un uomo straordinario. Non lo conoscevo prima. In questi giorni lo sto sentendo spesso, capisci la grande forza della persona”.
Carnevali ha poi fatto riferimento anche all’investimento effettuato da Elkann: “Basta vedere quanto è successo ieri, l’investimento ulteriore che è andato a fare: credere nella società, credere nella Juventus. Tutti dobbiamo fare qualcosa in più per essere riconoscenti verso di lui”.
“Abbiamo cambiato più giocatori possibili”
Il dirigente bianconero ha quindi parlato del lavoro svolto sul mercato e delle aree sulle quali intervenire.
“Problemi alla Juve in questi anni? Sono arrivato da poco… Sono abituato a guardare presente e futuro. Ci sta fare degli errori, parto da quello che c’è. Nel limite del possibile, volevamo cambiare più giocatori possibili. Avremmo potuto farne di più? Forse”.
Una valutazione che Carnevali lega anche all’esperienza maturata negli anni: “Man mano sto capendo quali sono le aree dove si può migliorare. L’esperienza mi aiuta ad accelerare i tempi”.
Tra gli obiettivi c’è anche quello di aumentare la presenza di giocatori italiani. “Non ne abbiamo uno e basta, altri sono infortunati. Vogliamo creare più italianità, non è facile. Mercato internazionale è ampio, ci sono normative che ti aiutano di più. Avere giocatori italiani forti non è semplice, la voglia è quella di inserirli”.
E sui giovani stranieri, il messaggio è altrettanto netto: “Dobbiamo stare attenti a non prendere quelli di basso livello”.
La Juventus e il tempo necessario per vincere
Carnevali ha definito la Juventus già competitiva, ma ha sottolineato la differenza tra costruire una squadra in grado di competere e arrivare alla vittoria.
“La Juventus è già una squadra competitiva, abbiamo cambiato tanto, ci serve tempo per essere competitivi. Poi tra essere competitivi e vincere ce ne passa. Fosse per me vincerei domani, però non è semplice”.
Il dirigente ha poi aggiunto: “Sappiamo da dove siamo partiti e cosa stiamo facendo. Dobbiamo voler ottenere qualcosa di straordinario grazie ai sacrifici da parte di tutti”.
“Il quarto posto? Non ci accontentiamo”
Anche sul possibile obiettivo del quarto posto Carnevali non ha voluto spostare il focus dalla parola utilizzata in precedenza: vincere.
“Quello che conta è vincere. Sì, devi vincere. Ma devi anche capire come farlo. Col lavoro, costruendo una base solida, cercando di non fare cambiamenti ogni anno. C’è un percorso, e il percorso ti porta a ottenere un risultato”.
Sul valore economico della qualificazione in Champions League, ha poi aggiunto: “È diventato più business che calcio, se arrivi in Champions è una cosa, altrimenti è un bagno di sangue”.
La conclusione è netta: “Noi non ci accontentiamo, l’obiettivo di tutti noi è quello di vincere”.
Alajbegovic e il mercato dei giovani
Tra i nomi affrontati anche quello di Alajbegovic, arrivato alla Juventus in estate. Carnevali ha difeso l’operazione e spiegato la strategia societaria.
“Lo abbiamo pagato il giusto, credo di sì. E di prospettiva: dobbiamo puntare a questi, difficile puntare a un top e spendere determinate cifre. Dobbiamo pensare anche a qualcuno che possa essere rivenduto a 70/80 milioni”.
Il dirigente ha poi rivelato che sul giocatore c’era anche l’interesse del Chelsea: “Abbiamo rischiato di perderlo, il Chelsea aveva fatto un’offerta superiore. Non siamo competitivi col mercato della Champions, avremmo fatto la stessa fine dell’Inter con Palestra”.
Nessuna certezza sulle prossime cessioni
Sul mercato in uscita, Carnevali non ha escluso possibili operazioni, ma ha ricordato i vincoli economici da rispettare.
“Una cessione illustre a luglio? Vogliamo una squadra competitiva, sappiamo che abbiamo limiti che dobbiamo rispettare. Vediamo come si evolverà il mercato”.
Una parte della risposta riguarda anche i giocatori attualmente in prestito: “Abbiamo ragazzi dati in prestito con possibilità di riscatto da parte dei club. Magari può bastare quello. Per adesso siamo concentrati a fare risultati”.
Il rapporto con Spalletti e il ricordo di Sassuolo
Infine, Carnevali è tornato sulla sconfitta contro il Sassuolo e sul lavoro di Luciano Spalletti. Il ricordo della gara è ancora piuttosto forte: “Se penso a quella partita mi rotolo per terra qui. È impossibile prendere dei gol così”.
Sul tecnico bianconero, invece, parole di grande stima: “Di allenatori ne ho visti tanti, lui è capace, insegna. Abbiamo bisogno di tecnici come lui. Vorrei farvi venire a vedere un allenamento”.
E sul carattere dell’allenatore: “Ha il suo carattere, ci mancherebbe. Ognuno è diverso dagli altri. Lui ha grande voglia di vincere”.
Infine, una precisazione sul nome di Antonio Conte, accostato in passato alla panchina bianconera: “È un amico e allenatore top, però non è mai stato un nostro pensiero”.




