Un filo sottile, quasi invisibile, lega la storia della Juventus a quella di altri due club storici del calcio italiano, l’Ascoli e il Palermo. Una connessione che affonda le radici in un giorno preciso, il 1° novembre, e in una serie di coincidenze cromatiche che hanno definito l’identità di queste squadre.
La gioventù che fondò un sogno
Tutto ebbe inizio il 1° novembre 1897, quando un gruppo di liceali torinesi del Massimo d’Azeglio, seduti su una panchina di corso Re Umberto, decisero di dare vita a uno sport club. Lo battezzarono con un nome latino che era una dichiarazione d’intenti: Juventus, ovvero gioventù. La loro prima sede fu un’officina, e le prime divise semplici camicie bianche.
Da un rosa sbiadito al bianconero per caso
Poco dopo la fondazione, la squadra adottò una divisa rosa con cravatta nera, un colore che però sbiadiva lavaggio dopo lavaggio. La svolta, del tutto inattesa, arrivò nel 1903. La dirigenza incaricò il socio inglese John Savage di ordinare dall’Inghilterra un nuovo set di maglie più resistenti. A causa di un errore nella spedizione, a Torino non arrivarono le divise rosa, ma una cassa contenente le maglie a strisce del Notts County.
Quell’imprevisto segnò la nascita di un’icona. Il bianconero, nato per caso, divenne il simbolo eterno del club. Una storia ben diversa da quella del Palermo, fondato il 1° novembre 1900, che nel 1907 scelse deliberatamente il rosanero per rappresentare il dolce delle vittorie e l’amaro delle sconfitte.
Il filo comune con Ascoli
Anche l’Ascoli condivide la stessa data di nascita simbolica. Fondato il 1° novembre 1898, il club marchigiano arrivò al bianconero per evoluzione, partendo da una semplice maglia bianca abbinata a calzoncini neri per motivi pratici. Solo in seguito quel contrasto si trasformò nelle strisce che oggi conosciamo.




