L’investimento per Loïs Openda si è trasformato in un problema per la Juventus. Arrivato nell’estate del 2025, l’attaccante belga ha deluso le attese e ora il club bianconero sta elaborando una strategia per gestirne l’uscita senza registrare una pesante minusvalenza a bilancio. La soluzione più probabile non è una cessione immediata, ma un percorso studiato a tavolino.
La trappola della minusvalenza e il piano di Comolli
Il nodo principale è di natura economica. Come confermato dall’amministratore delegato Damien Comolli, che si è assunto la responsabilità dell’operazione, cedere Openda a titolo definitivo nell’estate del 2026 comporterebbe la necessità di incassare una cifra vicina ai 40 milioni di euro per non generare una perdita.
Un importo fuori mercato, considerando il rendimento del giocatore. La situazione cambierebbe radicalmente tra dodici mesi. Con l’inizio dell’ammortamento a partire dalla stagione 2026-27, il valore a bilancio del belga scenderebbe a circa 30 milioni nell’estate del 2027. Questa cifra renderebbe una vendita molto più praticabile.
Il prestito come unica via percorribile
Di fronte a questo scenario, l’ipotesi di un prestito, secco o con diritto di riscatto, diventa l’opzione più logica. L’obiettivo della Juventus è duplice. Da un lato, si libererebbe temporaneamente di un giocatore che non rientra nei piani tecnici. Dall’altro, si darebbe a Openda la possibilità di giocare con continuità in un altro club, recuperare la forma migliore e, di conseguenza, ricostruire il proprio valore di mercato. Un’annata positiva lontano da Torino trasformerebbe un problema attuale in una potenziale risorsa, aprendo la strada a una cessione definitiva nel 2027 a condizioni economiche sostenibili per la società.




