La diagnosi di Luciano Spalletti dopo il derby con il Torino è netta e non lascia spazio a interpretazioni. Mentre il sogno Champions svaniva a causa dei risultati delle dirette concorrenti, il tecnico ha puntato il dito contro la mancanza di personalità della sua squadra. Un’analisi dura, arrivata al termine di una partita che ha visto la Juventus farsi rimontare dopo essere stata in vantaggio di due gol, un copione che riassume le difficoltà di un’intera stagione.
“Bisogna cercare sempre qualcosa di più”
Le parole dell’allenatore nel post-partita pesano come macigni. “Avevamo la partita in mano e dovevamo chiuderla“, ha spiegato Spalletti, riferendosi al crollo della squadra nella ripresa. Secondo il tecnico, il clima teso prima della gara, con incidenti e ritardi, non può essere una giustificazione. Il problema è più profondo e riguarda l’atteggiamento mentale. “Non bisogna accontentarsi, ma bisogna cercare sempre qualcosa di più“, ha affermato, criticando la fragilità emotiva del gruppo. La questione, per lui, è chiara: “Puoi vincere o perdere, ma va sempre allo stesso modo se hai carattere e se esci dal dubbio. Se non hai carattere, non si può giocare nella Juve“. Una lezione che, a suo dire, è difficile da impartire: “Si può insegnare la tecnica o la tattica, ma non il carattere“.
La linea della società: fiducia e responsabilità
Nonostante la delusione per la mancata qualificazione europea, la dirigenza bianconera fa quadrato attorno al suo allenatore. John Elkann avrebbe infatti confermato la fiducia a Spalletti, con l’intenzione di proseguire il progetto tecnico. A fargli eco è stato l’amministratore delegato Damien Comolli, che già prima della partita aveva chiarito la strategia del club. “Non c’è un piano A e un piano B, ma un piano unico, fare una squadra che possa vincere nel futuro. Senza Champions non cambia niente“. Comolli si è poi assunto la piena responsabilità del fallimento stagionale: “La responsabilità è di tutti, è della società, lo sappiamo, ma il primo responsabile sono io, di sicuro“. Il dirigente ha sottolineato la necessità di un’analisi interna per comprendere gli errori commessi.
Un rendimento casalingo deludente
Gli “alti e bassi” citati da Spalletti trovano conferma nei numeri di un’annata vissuta al di sotto delle aspettative, soprattutto tra le mura amiche. Il rendimento all’Allianz Stadium è stato un fattore determinante in negativo, con sette pareggi e due sconfitte in diciannove partite. Un bilancio che pesa sulla classifica finale e che evidenzia le difficoltà offensive della squadra, emerse con forza durante l’assenza di Dusan Vlahovic. Nemmeno l’appello del capitano Manuel Locatelli, che durante l’intervallo aveva chiesto di vincere “per noi e per i tifosi“, è servito a cambiare l’inerzia di una squadra apparsa priva della giusta determinazione.




