Un gol da posizione impossibile che aprì le porte alla gloria europea del 1996. Fabrizio Ravanelli parte da quel ricordo per tracciare un parallelo netto con la Juventus attuale. Da una parte una squadra ‘imbattibile’, dall’altra un gruppo a cui, secondo l’ex attaccante, ‘serve un miracolo‘.
Il segreto della vittoria del 1996: gruppo e lavoro
Il ricordo della finale di Champions League contro l’Ajax all’Olimpico è ancora vivo. Ravanelli descrive una serata curata in ogni dettaglio, dalle parole di Marcello Lippi nello spogliatoio alla disposizione in barriera. La forza di quella squadra, secondo l’ex attaccante, nacque l’anno prima con la vittoria dello scudetto e si consolidò attraverso un percorso europeo che ne rafforzò l’identità. ‘Abbiamo un gruppo su WhatsApp che durerà per sempre‘, ha spiegato Ravanelli alla Gazzetta, definendo quel collettivo talmente unito da essere invincibile. Alla base di tutto c’era il metodo di Lippi, un innovatore che ‘ha cambiato un po’ il calcio, con un 4-3-3 incredibile‘. Il tecnico imponeva ‘allenamenti massacranti’, un sacrificio fisico che forgiò il carattere di un gruppo cresciuto attraverso disciplina e determinazione.
Personalità e responsabilità: l’analisi sulla Juve attuale
Il giudizio sul presente è invece severo. Ravanelli si è detto sorpreso dal finale di stagione della Juventus, criticando la gestione di alcune occasioni sprecate. Per l’ex bomber, il talento non è sufficiente per vestire la maglia bianconera. Servono carattere e la capacità di assumersi responsabilità nei momenti chiave. ‘In certi momenti ho l’impressione che alcuni giocatori si nascondano perché non vogliono il pallone o le responsabilità‘, ha affermato. Un’analisi che evidenzia una mancanza di personalità, in netto contrasto con lo spirito del suo gruppo. La chiosa finale è lapidaria e non lascia spazio a interpretazioni. ‘Serve un miracolo, più che fortuna…’.




