Il miglior marcatore della Juventus non è un centravanti. Questo dato fotografa le difficoltà offensive della squadra, capace di costruire gioco ma incapace di finalizzarlo con continuità. Con dieci reti, è Kenan Yildiz, un esterno o trequartista, a guidare la classifica dei cannonieri interni. Un paradosso che evidenzia un problema strutturale: la mancanza di concretezza sotto porta.
L’impatto dell’assenza di Vlahovic
A pesare sul rendimento offensivo è stata l’assenza prolungata di Dusan Vlahovic. Il centravanti serbo è rimasto fermo per quasi cinque mesi tra dicembre e aprile, lasciando un vuoto nel reparto avanzato. La sua mancanza si è tradotta in una perdita di peso offensivo e di punti di riferimento. Le stime indicano che con lui in campo la squadra avrebbe potuto segnare almeno dieci gol in più, un bottino che avrebbe potuto cambiare il volto della stagione e garantire con anticipo un posto in Champions League.
Le altre punte non lasciano il segno
Il problema non si limita però alla sola assenza del serbo. Anche gli altri attaccanti in rosa non hanno convinto. I numeri sono emblematici: Jonathan David ha messo a segno solo 6 gol in 33 presenze, mentre Loïs Openda ha trovato la via della rete una sola volta in 24 partite. Un rendimento troppo basso per giocatori su cui si puntava per fare la differenza. La squadra dimostra di avere una buona produzione offensiva, ma il salto di qualità passa inevitabilmente dalla capacità di trasformare le occasioni create. Per competere ai massimi livelli, non basta costruire: bisogna segnare.




