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Cabrini scuote il calcio italiano: “Almeno sei giocatori italiani in campo”

L’ex bandiera della Juventus Antonio Cabrini analizza la crisi del calcio italiano e avanza una soluzione drastica: una quota minima di sei giocatori nazionali per squadra per tutelare il patrimonio locale.

Antonio Cabrini torna a parlare del calcio italiano e lo fa con una proposta destinata a far discutere: imporre ai club l’obbligo di schierare almeno sei giocatori italiani. L’ex terzino della Juventus e della Nazionale, intervistato da Il Giornale, ha affrontato le difficoltà che attraversano il movimento, partendo dalla formazione dei giovani e arrivando al rapporto sempre più complicato tra le società e la Nazionale.

Secondo Cabrini, il problema non riguarda soltanto la quantità di calciatori italiani presenti nelle rose. Alla base ci sarebbe soprattutto un cambiamento nei criteri con cui vengono selezionati e cresciuti i giovani, con una maggiore attenzione alle caratteristiche fisiche rispetto alla qualità tecnica.

“Si scelgono i muscoli e non la sensibilità dei piedi”

La riflessione di Cabrini parte dai settori giovanili, che dovrebbero rappresentare il punto di partenza per ricostruire il patrimonio tecnico del calcio italiano.

Secondo l’ex campione azzurro, negli ultimi anni si sarebbe affermata una tendenza a privilegiare la struttura fisica dei giovani rispetto alle loro qualità con il pallone. Una scelta che rischierebbe di lasciare per strada giocatori dotati di talento ma meno imponenti dal punto di vista atletico.

“Si scelgono i muscoli e non la sensibilità dei piedi”, è il concetto espresso da Cabrini. L’ex terzino porta anche l’esempio di un ragazzo alto un metro e settanta che potrebbe essere penalizzato nella selezione nonostante possieda qualità tecniche superiori.

Per Cabrini, un simile approccio finisce inevitabilmente per ridurre la varietà e la qualità del talento disponibile per il calcio italiano.

L’idea dei sei italiani titolari

Da qui nasce la proposta di intervenire direttamente sulle formazioni delle squadre. L’obbligo di schierare almeno sei giocatori italiani avrebbe l’obiettivo di aumentare concretamente lo spazio riservato ai calciatori provenienti dai vivai del nostro Paese.

Non si tratterebbe soltanto di aumentare il numero di italiani presenti nelle rose, ma di garantire loro una reale possibilità di giocare e svilupparsi ad alto livello.

Cabrini vede nella misura uno strumento per costringere i club a investire maggiormente sui giovani italiani, invece di ricorrere con maggiore frequenza al mercato internazionale.

Il rapporto complicato tra club e Nazionale

L’altra questione affrontata dall’ex azzurro riguarda il rapporto tra le società e la Nazionale. Cabrini si aspetta anche in futuro il ripetersi delle tensioni che accompagnano abitualmente le convocazioni e gli impegni degli azzurri.

Il problema, nella sua analisi, è legato soprattutto agli interessi economici dei club. Le società devono gestire calendari, investimenti e risultati e possono quindi considerare gli impegni della Nazionale come un elemento estraneo alle proprie priorità.

“La squadra di calcio oggi è parte del business dei proprietari, si pensa ai ricavi”, ha spiegato Cabrini.

Secondo l’ex terzino, questa logica finisce per rendere più difficile anche la valorizzazione dei calciatori italiani. I club sarebbero infatti maggiormente orientati verso giocatori stranieri, compresi profili poco conosciuti, piuttosto che puntare con decisione sui talenti provenienti dal movimento nazionale.

“La Nazionale diventa un fastidio”

È proprio questo il punto che preoccupa maggiormente Cabrini. In un calcio sempre più legato agli interessi economici delle società, la Nazionale rischia di perdere centralità.

L’ex azzurro guarda anche alla concorrenza internazionale e cita Inghilterra, Spagna, Francia, Germania e Portogallo come realtà che, a suo giudizio, sono riuscite a mantenere una maggiore capacità di valorizzare il proprio patrimonio calcistico.

Il rischio, nella sua lettura, è che l’Italia continui a perdere terreno se club e Nazionale non riusciranno a trovare un punto d’incontro.

La proposta dei sei italiani in campo nasce quindi da una considerazione più ampia: per Cabrini, il rilancio della Nazionale deve necessariamente passare da un cambiamento nel modo in cui il calcio italiano forma, seleziona e valorizza i propri giocatori.