Il lungo stop di Dusan Vlahovic ha lasciato un segno. L’attaccante è rimasto fermo per 18 giornate tra dicembre e aprile, un’assenza prolungata che ha costretto la Juventus a rivedere completamente le proprie dinamiche offensive. Un vuoto al centro dell’attacco che ha pesato sulla stagione della squadra.
L’impatto dello stop del serbo
Senza il suo centravanti di riferimento, la Juventus ha faticato a trovare continuità in fase realizzativa. Il peso dell’attacco si è spostato altrove. A deludere sono stati anche gli altri attaccanti, Jonathan David e Loïs Openda, che insieme hanno messo a referto appena nove reti. L’assenza di Vlahovic ha così costretto la squadra a trovare soluzioni alternative, trasformandosi in una sorta di “cooperativa del gol” per necessità. Il miglior marcatore è diventato Kenan Yildiz con 10 reti, un dato che evidenzia come il contributo offensivo sia arrivato principalmente da altri reparti. Giocatori come Weston McKennie, autore di 5 gol, e il difensore Gleison Bremer, con 4, sono stati chiamati a un lavoro extra per sopperire alla mancanza di un finalizzatore. Un’assenza che ha costretto la Juventus a ripensare il proprio attacco, trasformando un problema in una necessità.




