L’attaccante classe 2006 Justin Oboavwoduo ha raccontato il suo percorso dalla Manchester City Academy fino all’esordio in prima squadra con la Juventus. In un’intervista per il format del club “We Are Youth | Il talento del mese”, il giovane giocatore ha ripercorso le tappe della sua crescita, dalle difficoltà iniziali in Italia all’orgoglio di indossare la maglia bianconera.
L’impatto con il mondo Juve
Il passaggio in Italia ha rappresentato una sfida. Oboavwoduo ha descritto le difficoltà iniziali, come la lingua e il vivere per la prima volta lontano dalla famiglia. “La distanza da casa e dalla famiglia a Manchester è stata la difficoltà maggiore”, ha spiegato. Nonostante questo, la scelta di trasferirsi a Torino è stata netta. “Ovviamente la Juventus è la squadra più grande d’Italia e ha una grandissima storia. Quando mi ha chiamato ed era seriamente interessata a portarmi qui, non è stata una decisione difficile da prendere, specialmente per come mi vedeva integrato nel sistema“.
Stile di gioco e crescita tra Next Gen e Prima Squadra
Descrivendo le sue caratteristiche, Oboavwoduo si definisce un giocatore veloce e pericoloso nelle transizioni, a cui piace dribblare e creare occasioni da gol. Il suo modello di riferimento è Kylian Mbappé. La sua crescita passa attraverso il progetto Next Gen, che considera formativo perché permette di confrontarsi settimanalmente con professionisti esperti. Il rapporto con il tecnico Brambilla è basato sull’onestà e sulla richiesta di dare sempre il massimo. Durante la preparazione estiva con la prima squadra, ha trovato un punto di riferimento in Pierre Kalulu, che lo aiuta a capire i movimenti difensivi, e in Weston McKennie, descritto come un ragazzo divertente che parla inglese.
L’esordio in Serie A e i sogni nel cassetto
Il debutto in Serie A contro il Sassuolo è stato un momento “agrodolce” per il risultato finale della partita, ma resta un traguardo personale. “Sentire la fiducia di Spalletti che mi ha messo dentro in un momento difficile, è qualcosa che terrò con me per sempre“, ha raccontato. L’allenatore gli ha chiesto di entrare in campo, divertirsi e puntare l’avversario per incidere sulla partita. Guardando al futuro, gli obiettivi sono chiari: fare bene con la Next Gen per farsi trovare pronto per la prima squadra. I sogni, invece, sono ambiziosi: “Il mio sogno più grande? Vincere la Coppa del Mondo e la Champions League. Penso che sognare in grande non sia affatto male“.




