Luciano Spalletti non cerca alibi dopo la prestazione negativa della Juventus contro la Fiorentina. L’allenatore bianconero si è preso la piena responsabilità per la mancata reazione della squadra, analizzando con lucidità i problemi che hanno portato a una partita definita ‘pessima‘. Secondo il tecnico, la pressione mentale ha giocato un ruolo determinante, bloccando i giocatori e impedendo loro di esprimere il proprio potenziale.
L’analisi della pressione e la responsabilità personale
Il tecnico ha puntato il dito contro un clima che trasforma ogni partita in una questione di ‘vita o morte‘, una pressione che la squadra non è riuscita a gestire. ‘Bisogna reagire a questa pressione che ci si mette addosso‘, ha spiegato Spalletti, ammettendo però le proprie mancanze. La sua prima valutazione è su se stesso, per non essere riuscito a scaricare la tensione dal gruppo. ‘Se la squadra non ha reagito oggi è soprattutto colpa mia‘, ha dichiarato, descrivendo la pressione mentale come una prigione che limita le prestazioni. Ha inoltre chiesto di non ridurre un’intera stagione a singoli episodi, ma di valutare la gara come una performance giocata al di sotto delle reali capacità della squadra.
Carattere e la corsa alla Champions League
Per Spalletti, alla squadra sono mancate doti non tecniche. ‘Sarebbe servita la reazione, il carattere, la personalità e oggi non ci sono state‘, ha ammesso l’allenatore. Nonostante la delusione, ha ricordato che la squadra è ancora in corsa in Europa League e che il percorso fatto finora ha mostrato i presupposti per essere una squadra forte. La corsa per un posto in Champions League resta comunque complessa. ‘La Juventus merita di stare in Champions ma i posti sono 4 e le altre anche sono forti‘, ha fatto notare, sottolineando la competitività del campionato. La conclusione è un’assunzione di responsabilità collettiva, senza scuse. ‘Siamo in silenzio e ci prendiamo la responsabilità‘.




