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“Juventus. Primo amore”: il documentario su Rai 2 racconta il decennio che cambiò il club e l’Italia

Il 26 luglio su Raidue va in onda “Juventus. Primo amore”, il documentario che racconta il decennio 1975-1985. Le voci di Platini, Tardelli e Zoff per rivivere i trionfi e la tragedia dell’Heysel.

La storia della Juventus tra il 1975 e il 1985 diventa un documentario. “Juventus. Primo amore”, diretto da Angelo Bozzolini, ripercorre uno dei cicli più vincenti della società bianconera, intrecciando le imprese sportive con i profondi cambiamenti vissuti dall’Italia in quegli anni.

Un decennio di successi

Nel corso di dieci stagioni la Juventus conquistò dodici trofei, affermandosi tra le grandi protagoniste del calcio europeo. Un percorso che trasformò il club in un punto di riferimento internazionale e che, secondo il giornalista Carlo Nesti, resta difficilmente replicabile.

Rievocando quell’epoca, Nesti ha ricordato anche l’atmosfera dello Stadio Comunale di Torino, capace di accogliere decine di migliaia di tifosi in un contesto molto diverso da quello del calcio moderno.

Il calcio come specchio del Paese

Il documentario non si limita ai risultati ottenuti sul campo. La narrazione si sviluppa parallelamente all’evoluzione della società italiana, attraversando gli anni di piombo e il successivo ingresso nel decennio del benessere.

Come spiegato dal regista Angelo Bozzolini, le vicende della Juventus diventano così uno strumento per raccontare un periodo storico più ampio, nel quale sport e trasformazioni sociali procedono fianco a fianco.

Le testimonianze dei protagonisti

A guidare il racconto sono le voci di chi ha vissuto direttamente quella stagione irripetibile. Tra gli intervistati figurano Marco Tardelli, Dino Zoff, Zbigniew Boniek, Michel Platini e Mariella Scirea, moglie dello storico capitano Gaetano Scirea.

Attraverso ricordi e testimonianze, il documentario ricostruisce uno dei capitoli più significativi della storia bianconera, offrendo uno sguardo che va oltre il semplice racconto sportivo e si allarga al contesto culturale e sociale dell’Italia di quegli anni.