Luciano Spalletti è davanti a una scelta. Con otto giornate ancora da disputare e senza impegni infrasettimanali, il tecnico deve decidere quale volto dare alla sua Juventus per la volata finale. La squadra ha mostrato una spiccata capacità di cambiare pelle, ma ora serve una direzione chiara per centrare la qualificazione in Champions League, un traguardo che pesa anche sui bilanci del club.
La duttilità come marchio di fabbrica
La versatilità è stata fin qui un dogma. I sistemi di gioco sono mutati spesso, alternando la difesa a tre a quella a quattro e variando il numero di uomini sulla trequarti. Questa fluidità ha trovato la sua massima espressione in alcuni giocatori, con Weston McKennie come simbolo. Il centrocampista statunitense è stato impiegato in ben otto ruoli diversi, dal terzino fino al centravanti, incarnando lo spirito di adattamento della squadra. Se da un lato questa flessibilità ha offerto soluzioni tattiche inattese, dall’altro ha sollevato interrogativi sulla mancanza di un assetto consolidato e di certezze strutturali.
Il verdetto del campo
Ora la stagione entra nella sua fase decisiva. La Juventus ha la possibilità di concentrarsi esclusivamente sul campionato per blindare un posto nella massima competizione europea. Spalletti dovrà decidere se affidarsi a una formazione tipo, costruendo certezze su un modulo definito, oppure se insistere sulla via del trasformismo, adattando la squadra di partita in partita. Saranno le ultime otto giornate a stabilire se la continua evoluzione tattica sia stata un punto di forza o un limite per il percorso bianconero.




