Quasi 900 milioni di euro investiti dal 2020 a oggi per un bottino magro: due Coppe Italia e una Supercoppa. Il bilancio delle recenti campagne acquisti della Juventus è impietoso e mostra una chiara sproporzione tra le risorse impiegate e i risultati sportivi. Questa gestione ha lasciato in eredità una struttura di costi che oggi condiziona pesantemente la pianificazione del club, dato che molti acquisti di primo piano, pagati a suon di milioni tra cartellini, bonus e commissioni, non hanno ripagato l’investimento sul campo.
Il peso dei contratti sul bilancio
Un esempio emblematico è l’operazione che ha portato Arthur Melo a Torino nell’estate 2020, nello scambio con Miralem Pjanić. Il centrocampista brasiliano, dopo una serie di prestiti, è ancora un tesserato della Juventus. Il suo ingaggio elevato, sommato all’ammortamento del cartellino, continua a pesare sulle casse del club, rappresentando una zavorra finanziaria.
Gli investimenti onerosi e il rendimento
Tra gli investimenti più onerosi spicca quello per Dušan Vlahović, costato circa 85 milioni di euro. È stato l’acquisto più caro dell’era post-Cristiano Ronaldo, ma il suo contributo si è finora tradotto nella conquista di un solo trofeo. Un altro capitolo deludente è stato il ritorno di Paul Pogba nel 2022. Arrivato a parametro zero, la sua seconda avventura in bianconero è stata segnata da problemi che ne hanno quasi azzerato l’impiego e il contributo alla squadra.
Un’eredità che condiziona il futuro
L’eredità di questa strategia di spesa si riflette anche su altri profili come Douglas Luiz, Teun Koopmeiners, Nico González e Loïs Openda. Giocatori di valore, ma i cui contratti rappresentano un impegno finanziario notevole che condiziona le mosse future. Il loro peso a bilancio è un fattore determinante nelle strategie di mercato e aumenta la pressione per ottenere quei successi sportivi finora mancati. Un circolo vizioso che la Juventus attuale deve spezzare per poter tornare a costruire un futuro vincente.




