L’ex attaccante Marco Borriello, in un’intervista concessa alla Gazzetta, ha offerto una disamina dettagliata della Juventus, toccando temi cruciali come il mercato, la gestione tecnica e l’identità societaria. Secondo Borriello, campione d’Italia con i bianconeri nel 2012, la squadra necessita di interventi mirati per tornare a competere ai massimi livelli.
Un grande nove per l’attacco
Il focus principale dell’analisi è il reparto offensivo. Borriello ritiene indispensabile l’acquisto di un centravanti di caratura internazionale. “Mi piacerebbe un grande nove, anche di nome: un colpo alla Higuain“, ha spiegato, aggiungendo: “Dei migliori 8 centravanti del mondo, uno lo deve avere la Juve“. Il nome indicato è quello di Victor Osimhen, oggi al Galatasaray secondo la fonte: “Magari: è forte, conosce la Serie A e Spalletti. Ma al di là di Osimhen, serve un top“.
Kolo Muani promosso, Woltemade bocciato
Riguardo gli attaccanti in rosa, i giudizi sono contrastanti. Randal Kolo Muani viene considerato un giocatore di qualità e imprevedibile, il cui rendimento è legato al sistema di gioco. “Con Gasperini farebbe almeno 20 gol“, ha affermato Borriello, suggerendo che la sua coppia ideale sarebbe con Arkadiusz Milik. Ben più severa l’opinione su Nick Woltemade, definito “un lungagnone tecnico, ma pure prevedibile“. Secondo l’ex attaccante, né lui né Kolo Muani amano stazionare in area di rigore.
La mancanza di una figura come Agnelli
L’analisi si sposta poi sul piano dirigenziale. Borriello ha espresso nostalgia per una figura presidenziale come Andrea Agnelli. “Da fuori si percepisce la mancanza del calore di Andrea, un dirigente sempre presente“, ha dichiarato, pur riconoscendo il sostegno economico della proprietà. Secondo lui, il problema non è l’allenatore Luciano Spalletti, che considera al pari di Antonio Conte un tecnico fenomenale, ma la capacità di creare un ambiente coeso.
Infine, Borriello ha citato due episodi che, a suo parere, indicano una perdita di prestigio del club. “Ai tempi della mia Juve, Bremer non avrebbe parlato in quel modo dopo la Lazio: con Agnelli e Marotta non si sarebbe permesso di criticare i compagni“, ha concluso, definendo “preoccupante” anche la scelta di Kessie di preferire l’Atalanta alla Juventus.




