Kulusevski, rientro in campo dopo 526 giorni: «È stato come andare a scuola. C'è molta solitudine»
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Kulusevski, rientro in campo dopo 526 giorni: «È stato come andare a scuola. C’è molta solitudine»

Finisce il lungo calvario di Dejan Kulusevski. L’ex giocatore della Juventus è tornato in campo dopo 526 giorni di assenza, subentrando nel finale della vittoria del Tottenham.

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Dopo 526 giorni lontano dai campi, Dejan Kulusevski è tornato a respirare il calcio giocato. L’ex centrocampista della Juventus ha ritrovato il campo con il Tottenham, subentrando all’87’ minuto, nella vittoria per 3-1 contro il Coventry, iniziando un nuovo capitolo dopo un lungo calvario fisico. Due operazioni al ginocchio e una riabilitazione interminabile lo hanno tenuto lontano dal pallone, ma lo svedese ha raccontato di aver trasformato questo periodo difficile in un’occasione per conoscere meglio se stesso e le persone che lo circondano.

Al termine della partita, l’emozione è emersa soprattutto nell’abbraccio con la figlia, che lo attendeva con una maglia personalizzata con il suo nome. Un momento speciale per un giocatore che, durante i mesi di assenza, ha dovuto affrontare non soltanto le difficoltà fisiche, ma anche il peso della solitudine.

Kulusevski e la solitudine durante l’infortunio

Il lungo stop ha cambiato la prospettiva dello svedese sui rapporti umani e sulla capacità di affrontare le difficoltà contando sulle proprie forze. La famiglia è rimasta il suo punto di riferimento, ma il percorso gli ha insegnato che non tutti riescono a garantire una presenza costante nel tempo.

«Il supporto è tutto, ovviamente. La famiglia è la cosa più importante che ci sia. Ma c’è anche molta solitudine, tantissima solitudine. Quindi devi essere forte tu stesso e non tutti si fanno sentire costantemente per un lungo periodo di tempo. Quindi devi contare su te stesso e amarti. Alla fine della giornata, devi essere forte anche da solo», ha raccontato Kulusevski.

Parole che restituiscono il lato più difficile di un’assenza durata quasi due anni, durante i quali l’attaccante ha dovuto fare i conti con la frustrazione di non poter svolgere il proprio lavoro e con l’incertezza sui tempi del recupero.

«Kobe Bryant diceva che la tempesta alla fine passa»

Il problema alla cartilagine della rotula ha richiesto un percorso lungo e complesso, ma Kulusevski ha cercato di affrontarlo con pazienza, trovando anche una nuova consapevolezza personale.

«Bisognava solo avere pazienza. Kobe Bryant diceva sempre che la tempesta alla fine passa. È stato come andare a scuola», ha spiegato. «È stato assolutamente fantastico e in futuro avrò più tempo per raccontare tutto. Ma è stato molto speciale. Non credo che nessuno abbia capito quanto sia stato speciale».

Un’esperienza che lo svedese considera formativa, anche se soltanto con il tempo riuscirà a raccontarne fino in fondo il significato.

De Zerbi ritrova Kulusevski: ora serve pazienza

Il ritorno dell’ex Juventus rappresenta una notizia importante per il Tottenham, che ha bisogno di ritrovare continuità dopo un inizio di stagione complicato. La vittoria contro il Coventry ha restituito fiducia all’ambiente e il rientro di Kulusevski offre a Roberto De Zerbi una risorsa preziosa in vista dei prossimi impegni.

Le qualità tecniche e la duttilità tattica dello svedese non sono mai state in discussione. Resta da valutare la sua tenuta fisica dopo un’assenza così lunga: il rientro dovrà essere graduale, senza forzare i tempi e con l’obiettivo di recuperare progressivamente la migliore condizione.

Kulusevski, però, sembra aver acquisito una nuova forza mentale. La pazienza imparata durante la riabilitazione e la capacità di affrontare anche i momenti di solitudine potrebbero aiutarlo nella fase più delicata del ritorno. Dopo aver superato la parte più difficile del percorso, lo svedese può guardare avanti senza fretta, con la consapevolezza di aver maturato un’esperienza che va oltre il calcio.