La rabbia per la sconfitta di Istanbul deve diventare il motore della Juventus. Suona quasi come un imperativo la ricetta che Federico Bernardeschi, intervistato da Prime Video, offre alla squadra di Luciano Spalletti in vista della sfida contro il Galatasaray. I bianconeri sono chiamati a ribaltare un passivo di tre reti, partendo dal 5-2 dell’andata, per proseguire il cammino in Champions League. Un’impresa che evoca il ricordo della notte del 2019 contro l’Atletico Madrid, un precedente a cui aggrapparsi.
La lezione del 2019: “Non sentivo la paura”
Il ricordo di quella rimonta è ancora vivo. Bernardeschi racconta di una squadra ferita nell’orgoglio dopo la sconfitta dell’andata, una sensazione che si trasformò in energia pura. “Tutti non vedevamo l’ora di giocare e tirare fuori questa cosa che avevamo dentro”, spiega l’ex bianconero. Non c’era timore. “Non ho mai percepito la paura di fallire in quella circostanza: più si avvicinava il momento e più mi sentivo vivo”. La chiave, secondo lui, è stata la consapevolezza di un gruppo di campioni punto sul vivo, capace di incutere timore agli avversari.
Un passo alla volta, con Yildiz come faro
Il messaggio per la Juventus attuale è chiaro. Non bisogna avere fretta di risolvere tutto e subito. “Basta il primo passo: dopo quello puoi fare il secondo e il terzo”, consiglia Bernardeschi. La gestione mentale della partita sarà decisiva, senza l’ansia di dover segnare tre gol in pochi minuti. L’ex esterno individua poi in un giocatore l’elemento che può accendere la scintilla. “Il giocatore determinante è Kenan, può far fare quella cosa in più”.




