La Juventus ha individuato in Tarik Muharemovic un rinforzo per la propria difesa, ma la trattativa si scontra con un ostacolo non economico. Il difensore bosniaco, attualmente al Sassuolo, è frenato dalle ferite lasciate dalla sua precedente esperienza a Torino. Il suo possibile ritorno in bianconero dipende dalla capacità di superare il risentimento per le occasioni mancate.
Le panchine con Allegri e Motta
Il nodo della questione risale a due episodi specifici. Il primo si verificò il 4 gennaio 2024, durante un ottavo di finale di Coppa Italia contro la Salernitana. Mentre diversi suoi compagni della Next Gen come Yildiz e Huijsen facevano il loro esordio in prima squadra in una partita vinta 6-1, Muharemovic rimase in panchina per tutti i novanta minuti. Una delusione che lui stesso ha ammesso mesi dopo. “Non è stato facile guardare i compagni esordire e io essere l’unico a non giocare”, ha confessato il giocatore. La storia si ripeté nell’estate successiva: aggregato al ritiro estivo sotto la guida di Thiago Motta, non ottenne neanche un minuto nell’amichevole contro il Norimberga, venendo poi rispedito alla Next Gen e infine ceduto al Sassuolo.
Una decisione tra orgoglio e rivincita
Queste due esperienze hanno lasciato un segno profondo nel giocatore. La Juventus, che detiene il 50% sulla futura rivendita, attende una sua decisione, consapevole che il vero scoglio è l’orgoglio di un calciatore che si è sentito messo da parte. Per Muharemovic si tratta di una battaglia interiore: scegliere se dare più peso alla possibilità di una rivincita in bianconero o al ricordo delle delusioni passate. Il Sassuolo, dal canto suo, non ha fretta di concludere l’operazione. La palla passa quindi al difensore, che deve decidere se perdonare il passato per tornare a Torino da protagonista.




